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“il popolo vuole sangue, e allora eccoli quelli da ghigliottinare, siamo qua” sono le parole  di  Alberto Lembo riportate da Il Gazzettino. Lembo,, 74 anni domani, un paio di mandati alla Camera prima con la Lega Nord e poi con Alleanza Nazionale, un vitalizio mensile netto di 3.200 euro, un’imminente riduzione stimata in 1.800.

E un’accusa sul capo – spiega Angela Pederiva sul quotidiano -, la stessa che pende anche su quello degli altri novanta partecipanti (di persona o per delega) all’assemblea straordinaria dell’Associazione ex parlamentari della Repubblica, convocata d’urgenza per fare il punto sui ricorsi contro i tagli decisi dall’ufficio di presidenza di Montecitorio:

“Ci incolpano di essere dei parassiti e dei ladri, ma noi non ci stiamo e per questo vogliamo difendere non solo i nostri diritti, ma anche quelli di milioni di altri pensionati”,

promette il coordinatore regionale Luciano Righi, per due legislature deputato della Democrazia Cristiana.

“Erano assenti praticamente solo i soci invalidi, quelli che adesso vedranno scendere il loro assegno a 980 euro, insufficienti persino per pagarsi la badante”, sbotta il vicentino Righi. L’ingresso alla sala congressi è cortesemente vietato ai cronisti.

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Trapela una discreta irritazione, dal tono delle voci raccolte davanti all’albergo. Spiega il trevigiano Mario Frasson, altro ex democristiano, due legislature e 3.000 euro netti al mese, destinati ad essere abbattuti del 52%: «Nei nostri confronti sentiamo rancore, astio, rabbia, malgrado siamo quelli che con grande impegno e serietà hanno contribuito a dare libertà, democrazia e sviluppo all’Italia. Personalmente non ho proprio nulla di cui vergognarmi. Vogliono applicarci una tassazione più alta? Mi sta bene. Ma la caccia alle streghe, proprio no».

Concorda il trevigian-padovano Fabio Gava, un mandato tra PdL e Misto: «Rispetto ad un lordo di 1.980 euro, dovrei scendere a 1.240, anche se non capisco perché, a parità di anni, a me sfronderebbero il 42% e a Manuela Dal Lago il 27%. Ma, a parte questo, chiedo: e i baby pensionati? Capisco che non sia più tempo di privilegi, ma allora le regole devono valere per tutti. Ben venga piuttosto un contributo di solidarietà sulla parte retributiva, proporzionato all’importo. Ma mi pare che si preferisca mostrare uno scalpo agli elettori».

Gli ex dc Gava e Frasson

Per esempio quello del vicentino Giuseppe Saretta, tre mandati con la Dc e dunque 6.500 euro lordi al mese: «Intendono sforbiciarmeli del 58,6%, accusandomi di essere un farabutto, come evidentemente devono esserlo stati anche Einaudi, Berlinguer, la vedova Moro… Ma vi pare? Il vitalizio me lo sono trovato, mica l’ho chiesto».

Stessa linea del rodigino Luca Bellotti, tris di legislature fra An, Pdl e Fli, 3.700 euro netti mensili: «Trovo insopportabile l’idea che gente eletta grazie ad un clic ci faccia passare per malviventi. E quello che mi fa più male è che pure diversi miei conoscenti, influenzati dall’odio sociale che circola su Facebook e dintorni, finiscano per guardarmi con diffidenza. Ma io non mi nascondo: sono qui». E farà ricorso.

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