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Nella notte tra sabato 30 e domenica 31 marzo torna l’ora legale: gli italiani dovranno spostare come di consueto l’orario in avanti di un’ora, passando direttamente dalle 2:00 alle ore 3:00. La convenzione, adottata per sfruttare meglio l’irradiazione del sole durante il periodo estivo, durerà fino a domenica 27 ottobre.

Adottata per la prima volta in Italia durante la prima guerra mondiale, nel 1916, l’ora legale permette di risparmiare ogni anno un centinaio di milioni di euro sulla bolletta energetica. Ma, nonostante sia comunemente utilizzata da decenni in gran parte dell’Occidente, non tutti i Paesi sono oggi d’accordo nel mantenerla. In Russia è stata abbandonata nel 2014, mentre in Europa è stata (e probabilmente sarà ancora) motivo di scontro tra fronte del Nord, capitanato dalla Finlandia ma supportato anche da Austria e Germania, e fronte del Sud.

I Paesi del Nord, nei mesi estivi abbondantemente ricchi di sole fino a tarda ora, ne hanno infatti chiesto l’abolizione sulla scia di appositi sondaggi pubblici, portando lo scorso anno il tema sui banchi del Parlamento e del Consiglio europeo. La mozione non è però passata all’esame di Strasburgo e nemmeno dei ministri europei che hanno deciso di rimandare la questione al 2021, quando ai tavoli della Commissione giocheranno altri attori. Negli anni l’ora legale ha assunto, per molti studiosi americani come europei, i contorni di un problema di salute pubblica, perché considerata dannosa per i ritmi sonno-veglia, in particolare delle persone più fragili, come bambini e anziani.

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