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Il Governo ha fretta per portare a termine uno dei provvedimenti voluti, soprattutto, dalla Lega: la pace fiscale. Dopo l’ultimo vertice a Palazzo Chigi, è stata decisa l’approvazione di un decreto d’urgenza contenente tutto ciò che serve per quella che l’opposizione chiama condono ma che l’Esecutivo preferisce chiamare, appunto, pace fiscale. Il decreto conterrà anche le misure necessarie a varare la flat tax per le partite Iva e la detassazione dell’Ires per chi sceglie di investire su beni e nuove assunzioni. Il tutto entro fine settembre, cioè praticamente già. C’è da essere entusiasti, allora? Fino ad un certo punto, perché il caso vuole che proprio il 1° ottobre (cioè praticamente già) ci sia la scadenza della quinta rata della rottamazione delle cartelle per chi ha un debito con il Fisco. E questo potrebbe far decidere a molti contribuenti morosi di tirare la monetina all’aria: se esce testa, pago la quinta rata, se esce croce aspetto la pace fiscale del Governo e, male che mi vada, pagherò soltanto il 25% di quello che devo. Dubbio amletico che potrebbe rivelarsi un boomerang: e se poi la tanta attesa pace non arriva in tempo oppure arriva con caratteristiche diverse da quelle annunciate oggi?

Il decreto d’urgenza che verrà approvato entro fine settembre contiene le misure per liberare le risorse finanziarie da riversare sulla manovra, quindi anche quelle per coprire la cosiddetta pace fiscale grazie alla quale, con diverse aliquote dal 6 al 25%, chi ha contratto un debito con il Fisco può mettersi definitivamente a posto.

Come dicevamo, la coincidenza del calendario non aiuta. Lunedì 1° ottobre scade la quinta rata della rottamazione delle cartelle, cioè per continuare l’altro percorso scelto dai contribuenti morosi per risanare il proprio debito. La spinta del Governo può portare molti cittadini a non versare questa quinta rata aspettando il nuovo provvedimento. Può essere una scelta giusta? Dipende.

Se ti va bene, è vero che hai uno sconto considerevole. Il problema nasce dal fatto che sulla pace fiscale nulla è stato ancora deciso. A partire dal tetto entro il quale è possibile beneficiare delle agevolazioni. La Lega aveva annunciato in primis una soglia di 100mila euro, poi ha alzato notevolmente il tiro per arrivare addirittura al milione di euro. Cosa impensabile, secondo il Movimento 5 Stelle, che ha fatto sempre della lotta all’evasione fiscale una delle sue bandiere: «L’evasore deve finire in galera», ha tuonato recentemente il vicepremier Luigi Di Maio. Quindi, è tutto da vedere.

Finora, di certo ci sono solo la stretta sulle sanzioni per i reati tributari e la definizione dei conflitti pendenti con lo sconto che varia a seconda del grado della lite. Per il resto è tutto per aria. E le cose incerte, si sa, comportano un rischio inevitabile. Spetterà al contribuente decidere se vuole correrlo oppure no. Sapendo che se fa la scelta sbagliata, sarà solo lui a pagarne le conseguenze.

Che il Governo abbia già cambiato idea su alcuni dei provvedimenti annunciati lo dimostra la flat tax, anche questa interessata dal decreto da approvare entro fine settembre. Sul fronte del 15% per le partite Iva, i ricavi si fermerebbero a 65mila euro e non più a 100mila euro. Quest’ultima cifra alla quale si voleva arrivare aumentando del 5% il prelievo sulla parte incrementale dei ricavi finisce in soffitta. Le verrà tolta la polvere solo se Bruxelles accetterà che il Governo prenda lo straccio in mano. Allora, si potrà pensare si lustrarla e ripresentarla.

Potrebbe succedere lo stesso con la pace fiscale? Per rispondere a questa domanda. secondo la leggepertutti, ci sarebbe bisogno di tempo: entro fine settembre tocca decidere.

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