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Se l’azienda ritarda il pagamento della busta paga oppure omette (in tutto o in parte) il versamento di somme dovute a titolo di stipendi, differenze retributive o altre indennità da lavoro dipendente, esistono diverse vie che il lavoratore può intraprendere per difendere i propri diritti. Cerchiamo di analizzarle in questa breve scheda.

Il ricorso in tribunale
Sicuramente il metodo “tradizionale” è quello di proporre una causa contro il datore di lavoro; l’azione può essere avviata fino a cinque anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro così come, anche, durante lo svolgimento dello stesso. Eventuali comportamenti ritorsivi da parte dell’azienda sarebbero severamente sanzionabili.

Se si tratta di crediti certi e liquidi nel loro ammontare, che non devono essere determinati è possibile ricorrere al decreto ingiuntivo che, sicuramente, è un procedimento più celere e meno costoso: è il caso, per esempio, dell’importo indicato nella busta paga. Non lo è, invece, lo straordinario o le differenze retributive per aver svolto mansioni superiori richiedendosi, in tali casi, un accertamento sui fatti concreti: ebbene, per tali evenienze il decreto ingiuntivo non è sufficiente, ma è necessaria la causa ordinaria.

Secondo la Cassazione, nel caso in cui la mancanza dello stipendio comprometta al dipendente una esistenza “libera e dignitosa” è possibile chiedere al giudice un provvedimento d’urgenza.

Al termine della causa, il giudice, nell’emettere la sentenza di condanna del datore di lavoro al pagamento dello stipendio, deve determinare sugli stessi:

– gli interessi nella misura legale (0,2% dal 1° gennaio 2016);

– l’entità della rivalutazione monetaria.

Il pagamento di interessi e rivalutazione è disposto d’ufficio senza, quindi, la necessità di alcuna domanda specifica da parte dell’interessato.

La conciliazione monocratica
Per risolvere in modo più celere la relativa controversia patrimoniale, è possibile ricorrere alla conciliazione monocratica presso la Direzione Territoriale del Lavoro (DTL).

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