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“Guardo quelle immagini del premier davanti all’idrovora dei vigili del fuoco a Venezia, e mi girano le scatole…ancora retorica sui pompieri eroi.

Come l’altra settimana quando tre dei nostri sono rimasti sotto le macerie della cascina esplosa. Commozione, cordoglio, solidarietà e poi il nulla. Alla fine, anche se può sembrare assurdo, è quasi meglio morire che rimanere infortunati perchè quando ci facciamo male non abbiamo l’assicurazione Inail e siamo lasciati soli davanti alla burocrazia”.

Luca Cipriani è un capo squadra dei vigili del fuoco di Verona, fa fatica a parlare dei colleghi scomparsi nel crollo di Alessandria e quasi si vergogna di usare quelle parole così forti, scandalose, per denunciare l’ennesima delusione del Corpo più amato (e più trascurato) dagli italiani.

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Dopo le mancate promesse del governo gialloverde, anche il nuovo esecutivo ha lasciato inevase le richieste dei vigili del fuoco che domani manifesteranno davanti a Montecitorio e in molte altre piazze italiane.

I pompieri, che qualche settimana fa hanno incontrato anche il premier Giuseppe Conte, chiedono da anni risorse adeguate per il rinnovo del contratto di lavoro (oggi la differenza di stipendio con gli altri corpi dello Stato viaggia intorno ai 400 euro, che diventano 600 nel confronto con i vigili del fuoco degli altri Paesi europei), l’istituzione della pensione complementare e il potenziamento degli organici che, per la parte operativa ammontano a poco più di 30mila unità (uno ogni 2.000 abitanti):

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