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12988175_10208857090135604_531228586_nLo scandalo “Panama Papers” ha monopolizzato i giornali italiani ed europei, ma nessuno ha “osato” puntare il dito contro Renzi e il suo governo. Una sola persona l’ha fatto: il consigliere regionale toscano Giovanni Donzelli (Fdi). E ha i suoi buoni motivi per accusare Renzi. Abbiamo voluto approfondire con lui.

Giovanni Donzelli, da quando è scoppiato lo scandalo “Panama Papers” Lei è l’unico che ha puntato il dito contro Renzi e il suo entourage. Cosa ha scoperto esattamente?

I soci dei familiari del premier e alcuni suoi finanziatori, insieme agli ex amministratori di Banca Etruria, hanno utilizzato i paradisi fiscali nelle società che si occupano della realizzazione di outlet in varie città d’Italia. Un’operazione che vede coinvolto in prima persona, come consulente, il padre del premier Tiziano Renzi, oltre ad Andrea Bacci, amico d’infanzia e primo finanziatore di Matteo Renzi, che lo ha nominato in varie partecipate a Firenze. In affari con i soci di Tiziano Renzi e Bacci c’è anche Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria – il cui vice era Pierluigi Boschi, papà del ministro Maria Elena – che è tuttora amministratore di alcune di queste società. Questo giro vicino al Presidente del Consiglio, sempre grazie ai paradisi fiscali con sede a Panama, ha anche messo le mani su due “pezzi pregiati” a Firenze, come il teatro comunale – acquistato ad aprile 2015 per 23 milioni di euro, meno della metà della cifra di valutazione fornita dal Comune di Firenze governato dall’allora sindaco Matteo Renzi – e lo storico caffè Rivoire.

Sappiamo che a divulgare i documenti trafugati è stato un consorzio di giornalisti investigativi, la ICIJ, e che in Italia ad occuparsene direttamente è L’Espresso, del gruppo di De Benedetti. Questo potrebbe in qualche modo favorire Renzi?

Amo il giornalismo investigativo e voglio sperare che le informazioni vengano diffuse in autonomia. Mi auguro di no. La vera fortuna di Renzi potrebbe essere che invece di essersi rivolti, per la creazione delle società a Panama, allo studio Mossack Fonseca potrebbero essersi rivolti casualmente ad uno studio concorrente. Ma le società sono spuntate comunque e adesso Renzi deve dirci chi si cela dietro questi paradisi fiscali.

Sui giornali occidentali si leggono titoloni su Putin, Cameron e la Le Pen. Eppure lo scandalo sembra più ampio. Secondo Lei verrà fuori davvero tutto?

Io credo che un politico, specie se un amministratore o ancora di più un capo di Stato o di governo, abbia l’obbligo di essere completamente trasparente. Credo che nessuno possa permettersi segreti di fronte ai cittadini: vorrei che tutti i dati, a prescindere dalle fughe di notizie, fossero resi noti. Credo che l’utilizzo dei paradisi fiscali sia un’operazione scorretta: se non hai niente da nascondere non c’è motivo di trasferire dei capitali all’estero.

Quali pensa che saranno le conseguenze sull’attuale esecutivo?
Finora in molti hanno parlato soltanto dei conflitti d’interesse che avrebbero i ministri Boschi e Guidi. Noi abbiamo sempre sostenuto, e i fatti ci stanno dando ragione, che il conflitto d’interessi riguarda tutto il governo e in prima persona il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il premier ha il dovere di spiegare ai cittadini i legami dei suoi amici, familiari e finanziatori. E’ evidente che questo governo ha favorito gli interessi di poche famiglie a discapito di quello dei cittadini, che hanno pagato a caro prezzo i regali serviti ai poteri forti. Un esecutivo del genere non può rappresentare l’Italia e deve andare a casa
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