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Potrebbe cavarsela con poco il giovane rumeno che, ancora minorenne, aveva aggredito e ferito in modo grave l’Ispettore capo del commissariato di Montecatini Paolo Pieri. Ne parla Federico Garau su Il Giornale

“Già condannato ed in cella nel carcere di Pistoia il connazionale 31enne che si trovava con lui al momento dell’episodio, il quale rischia dai 6 ai 12 anni per concorso in lesioni gravissime a pubblico ufficiale.

I fatti risalgono allo scorso 13 marzo, quando i due, visibilmente ubriachi, si aggiravano lungo il corso Roma molestando pesantemente i passanti.

Presente sul luogo, anche se fuori servizio, l’Ispettore Pieri si sarebbe avvicinato per convincere i rumeni a tornare all’ordine; da qui avrebbe avuto origine una colluttazione.

 

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Il 31enne avrebbe tentato di colpire l’agente scagliandogli contro una bottiglia, senza riuscirci, mentre il più giovane sarebbe passato direttamente alle maniere forti: dopo essere arrivato alle spalle della sua vittima, avrebbe usato un’altra bottiglia di vetro per spaccargliela in testa.

Con la parte affilata del recipiente rimastagli in mano, lo avrebbe infine sfregiato sul viso.

Per l’Ispettore, quindi, numerose contusioni e due denti rotti, oltre ai tagli summenzionati.

Mentre il maggiore dei due rumeni veniva rintracciato nel suo appartamento ed arrestato, il più giovane era stato messo in custodia all’interno di un carcere minorile in attesa di giudizio.

Ora viene la sentenza, che ha lasciato decisamente interdetti, vista la gravità dell’atto commesso e la brutale violenza con cui è stato realizzato.

È arrivata infatti per lui la sospensione del processo con la messa alla prova: il giovane inizierà un percorso educativo e, se lo conluderà in modo profiquo, potrebbe veder estinto il reato di cui è stato accusato.

 

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Tale la decisione del Tribunale dei Minori di Firenze, che ha disposto il trasferimento del rumeno in una comunità, dove inizierà un percorso di reinserimento sociale affiancato da degli specialisti.

La sospensione del processo ha una durata massima di tre anni, durante i quali si valuteranno i progressi compiuti dall’imputato, prima di decidere se riaprire o meno il processo.”

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