Papa Francesco: i seminari non producano “piccoli mostri”

seminaristiCittà del Vaticano, 3 gennaio 2014 – “La formazione e’ un’opera artigianale, non poliziesca. Dobbiamo formare il cuore. Altrimenti formiamo dei piccoli mostri. E poi questi piccoli mostri formano il popolo di Dio. Questo mi fa venire davvero la pelle d’oca”.
Sono parole di Papa Francesco nella conversazione – pubblicata oggi dalla Civilta’ Cattolica – con 120 superiori generali degli istituti religiosi maschili. Nell’occasione, Francesco ha chiesto agli istituti religiosi di accendere i riflettori sui metodi del “reclutamento vocazionale” nelle Chiese missionarie, affinche’ non ci siano piu’fenomeni poco trasparenti e ha ricordato che gia’ nel 1994, nel contesto del Sinodo ordinario sulla vita consacrata e la sua missione, i vescovi filippini denunciarono la “tratta delle novizie”, il massiccio arrivo di Congregazioni straniere che aprivano case nell’arcipelago allo scopo di reclutare vocazioni da trapiantare in Europa. “Bisogna tenere gli occhi aperti su queste situazioni”, ha raccomandato.
Per gli istituti religiosi, ha ricordato, “il carisma non e’ una bottiglia di acqua distillata. Bisogna viverlo con energia, rileggendolo anche culturalmente”. “La radicalita’ evangelica non e’ solamente dei religiosi: e’ richiesta a tutti”, ha spiegato il Papa. Eppure “i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico. Io – ha confidato – mi attendo da voi questa testimonianza”. I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo”. Riguardo al rischio di una sorta di colonialismo negli ordini religiosi, rispetto al quale il fenomeno della tratta sembrerebbe la punta di un iceberg, una strada da intraprendere, indicata dal Pontefice e’ quella di introdurre nel governo centrale degli ordini e delle Congregazioni “persone di varie culture, che esprimano modi diversi di vivere il carisma”. Francesco ha poi rinnovato ai superiori religiosi il suo invito all’audacia ripetendo la propria convinzione che nel campo dell’apostolato, e’ meglio sbagliare che stare fermi. “Ma cosi’ – ha detto – c’e’ il rischio di di commettere errori.
E’rischioso. Certo, certo: faremo sempre degli errori, non ci sono dubbi. Ma questo non deve frenarci, perche’ c’e’ il rischio di fare errori maggiori”. E in proposito il Papa ha sottolineato: “Dobbiamo sempre chiedere perdono e guardare con molta vergogna agli insuccessi apostolici che sono stati causati dalla mancanza di coraggio. Pensiamo, ad esempio, alle intuizioni pionieristiche di Matteo Ricci che ai suoi tempi sono state lasciate cadere”. Papa Francesco non pretende dai religiosi che siano supereroi, ma testimoni: “La vita e’ complessa, e’ fatta di grazia e di peccato. Se uno non pecca, non e’ uomo. Un religioso che si riconosce debole e peccatore non contraddice la testimonianza che e’ chiamato a dare, ma anzi la rafforza”. Per spiegare quale atteggiamento chieda ai religiosi, Francesco ha fatto riferimento alla sua esperienza di gesuita: “Per capire ci dobbiamo ‘scollocare’, vedere la realta’ da piu’ punti di vista differenti. Dobbiamo abituarci a pensare”. Ricordando una lettera del padre Pedro Arrupe, ribadisce che il religioso deve “conoscere davvero la realta’ e il vissuto della gente. Se questo non avviene, allora ecco che si corre il rischio di essere astratti ideologi o fondamentalisti, e questo non e’ sano”. Nell’incontro con i superiori generali, infine, Papa Francesco ha nuovamente elogiato “la grande decisione di Benedetto XVI nell’affrontare i casi di abuso”. “Ci deve servire – ha detto nella conversazione con i superiori generali degli ordini religiosi – da esempio per avere il coraggio di assumere la formazione personale come sfida seria avendo in mente sempre il popolo di Dio”. In merito, Francesco ha fatto riferimento alla grande severita’ delle disposizioni di Papa Ratzinger in tema di ammissione ai seminari, approvandone il rigore: “Se un giovane che e’ stato invitato a uscire da un Istituto religioso a causa di problemi di formazione e per motivi seri, viene poi accettato in un seminario, questo e’ un altro grosso problema: non sto parlando di persone che si riconoscono peccatori: tutti siamo peccatori, ma non tutti siamo corrotti. Si accettino i peccatori, ma non i corrotti”. (AGI)