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“Città del Vaticano – Il Papa rompe il protocollo, si china fino a terra per baciare i piedi dei leader del Sud Sudan che sono arrivati nei giorni scorsi a Santa Marta per un ritiro spirituale e per parlare di pace. Un gesto, quello del Papa, che arriva a spiazzare i presenti, tanto è spontaneo e insolito. Un modo per chiedere loro di prestare ascolto al grido della gente che in quella regione è schiacciata da un destino segnato da carestie, guerre, violenze. Servono gesti forti. Francesco chiede «con sentimenti più profondi» la pace per il piccolo Paese africano. Nel calore della sua Casa, che ha offerto per il ritiro spirituale di due giorni, il Papa non nasconde le future difficoltà ma insiste nella richiesta.

Lo fa come «fratello», dice, lasciando parlare il suo cuore, chiedendo ai leader di raccogliere la sfida per diventare «da semplici cittadini, padri della Nazione». L’immagine commovente del Papa chino davanti a Salva Kir fa subito il giro del mondo e viene però purtroppo bersagliata da critiche negative sui social perchè si è inchinato a baciare un presidente africano, mentre al santuario di Loreto, la scorsa settimana – viene rilevato dal web – ha negato la mano a quei fedeli che si inchinavano per rendergli omaggio. Qualche giorno dopo il Papa aveva spiegato di averlo fatto per evitare che le persone possano essere contaminate da bacilli per via della saliva.

Il Vaticano ha spiegato «il gesto sorprendente e commovente» di Francesco come un passaggio simbolico, fatto (non a caso) «una settimana prima che lo stesso gesto si ripeta nelle chiese di tutto il mondo per far memoria dell’Ultima Cena, quando Gesù, ormai alla vigilia della sua Passione, lavando i piedi degli apostoli, ha indicato loro la via del servizio». Le immagini di Francesco che con visibile sofferenza si è voluto inchinare per baciare i piedi del presidente della Repubblica del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, e dei vice presidenti designati presenti, tra cui Riek Machar e Rebecca Nyandeng De Mabio è «un’immagine forte che non si comprende se non nel clima di reciproco perdono che ha caratterizzato i due giorni di ritiro. Non solo un summit politico-diplomatico – si legge su Vaticano News – ma un’esperienza di preghiera e di riflessione comune tra leader che, pur avendo siglato un accordo di pace, faticano a far sì che questo venga rispettato».” Fonte: Il Messaggero

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