Il banchiere Bini Smaghi: a novembre l’Italia rischia un’altra tempesta dello spread

Il banchiere Bini Smaghi: a novembre l’Italia rischia un’altra tempesta dello spread

L’effetto “palla di neve” e l’ombra della Troika sull’Italia. A disegnare un autunno fatto di paura e speculazione finanziaria è Lorenzo Bini Smaghi, banchiere “renziano” presidente di Société Générale ed ex membro del board della Bce.

Intervistato dal Fatto quotidiano, commenta il risultato delle presidenziali francesi chiarendo come il neo-presidente Emmanuel Macron  abbia “bisogno di risultati concreti già nei primi mesi”. Il suo obiettivo è sbloccare la crescita con misure anche molto impopolari, tanto che l’opposizione soprattutto da sinistra è già scattata in forma violenta. Non a caso, chiarisce Bini Smaghi, sarà fondamentale capire se il presidente avrà la “capacità di resistere alla pressione della piazza. In Francia quando si fanno gli scioperi è una cosa seria”. Scene già viste in Italia, per cui Bini Smaghi vede nero.

“C’è un trend, dall’Austria all’Olanda, alla sconfitta dell’Afd alle elezioni locali in Germania, la stessa Grecia, si tende a dare ai governi il mandato di rafforzare l’Europa, non di indebolirla. Con la sconfitta della Le Pen, gli unici che vogliono uscire dall’euro sono rimasti in Italia”.

Tra l’ascesa dei “sovranisti” e la crisi economica il legame è strettissimo, sottolinea il banchiere, che prevede un autunno 2017 come quello del 2011, la tempesta perfetta dello spread che portò alla caduta di Berlusconi e all’arrivo di governi tecnici e grandi intese. “Guardiamo i dati: il debito non diminuisce, la legge di Bilancio non sarà facile, per il governo in carica raggiungere l’obiettivo del deficit 2018 all’1,2% del Pil sarà arduo, l’economia cresce troppo poco, i tassi a lungo termine prima o poi saliranno e la Bce dovrà ridurre un po’ il quantitative easing”.

Il rischio è quello dell’effetto palla di neve: “I tassi salgono, la crescita rallenta, il rischio aumenta, i tassi salgono di più, con la politica che non reagisce in modo adeguato. E ricordiamoci che l’intervento di emergenza della Bce, l’Omt, è condizionato dall’adozione di un programma di impegni ben preciso”. E a quel punto non resterebbe che una soluzione: la Troika. Anche se, conclude Bini Smaghi in perfetta lingua euro-burocratese, “il nome ufficiale è le istituzioni”.

 

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