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stocontonelli

Venerdì sera alle 19,30 un funzionario e due ispettori della Digos della Questura di Roma mi hanno raggiunto all’ospedale Santo Spirito, dove ero ricoverato a causa del mancamento che ho avuto giovedì in piazza Montecitorio, per notificarmi un avviso di conclusione delle indagini ai sensi dell’articolo 415bis del Codice di procedura penale, nonostante le mie precarie condizioni di salute.

L’avviso di conclusione delle indagini, che individuerebbero un’ipotesi per alcuni reati anche a mio carico e legati alle note vicende riguardanti alcune interviste rilasciate da dipendenti della Polizia di Stato sul circuito mediatico, mi è stato vigliaccamente notificato sul letto d’ospedale. Le motivazioni che avrò modo di chiarire ampiamente al pubblico ministero sono state superate totalmente dagli elementi che io stesso ho fornito alla Procura di Roma con la denuncia presentata il 21 gennaio contro il Capo della Polizia Alessandro Pansa e il Questore di Roma Nicolò D’Angelo.

Sull’atto in questione, i vertici del Dipartimento della Polizia di Stato continuano a difendere le loro evidenti responsabilità contro ogni verità e contro ogni giustizia, negando ciò che ho dimostrato in conferenza stampa il 21 gennaio e cioè che i caschi e i giubbotti antiproiettile logori erano in uso e successivamente ancora utilizzati dagli agenti in servizio. Diversamente da quanto si evince dall’informativa della Digos che ha ispirato gli atti del magistrato. Tutto ciò mi lascia sereno. Sono certo che riuscirò a dimostrare al Pm le verità che i vertici del Dipartimento cercano di nascondere e che dimostrerebbero le responsabilità di chi ha debilitato l’intero apparato della sicurezza nel nostro Paese. Tutto questo ha il reale obiettivo di distogliere visibilità alla protesta dello sciopero della fame, iniziato 46 giorni fa per dimostrare che le nostre intenzioni erano quelle di far luce su quanto è accaduto per un sentimento di verità e di giustizia. Fra l’altro la malafede dei comportamenti dell’amministrazione si evince dal fatto che l’atto della Procura porta la data 9 febbraio e non si comprende come mai si sia dovuto aspettare la sera di venerdì 4 marzo, quando ormai gli uffici della segreteria generale SAP sono chiusi. Difficile a quel punto replicare, vista la mia condizione di semi isolamento dovuta al ricovero, e scontata l’indomani la gogna mediatica dovuta a questo squallido stratagemma. Altro motivo che mette in luce la malafede è la affermazione secondo la quale nel comunicato della Questura è scritto che la conclusione delle indagini era stata notificata a me e agli altri quattro colleghi, quando invece due di loro hanno ricevuto l’atto solo il giorno seguente. L’intendimento di questi artifizi è squallido sotto l’aspetto etico-morale ed è quello di inibire qualsiasi reazione di verità ad un comunicato fuorviante.

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