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“A Tor Bella Monaca ci hanno accerchiato in trenta. E allora quell’uomo mi ha colpito al petto, credevo fosse un pugno, era una coltellata”. Parla Yuri Sannino al Messaggero, e rivela i momeni tragici di quell’aggressione avvenuta il 28 giugno scorso durante il servizio in via dei Cochi e che per pochissimo non gli è costata la vita.

“Tornerò a Tor Bella Monaca” Sono state le sue prime parole. Yuri, è un agente scelto della Polizia di Stato

Si è sentito “impotente e fuori uso”, ha detto, ma per uno che sognava di fare il poliziotto già a 15 anni il rischio è una prerogativa da mettere in conto. “Ho guardato quello che c’era intorno e non c’erano le condizioni per sparare – ha aggiunto – ho messo la sicura alla pistola perché tentavano di togliermela e ho chiuso anche la fondina. Avevamo tutti contro, tra la folla non c’è stato uno che sia intervenuto in mio aiuto”.

Racconta al quotidiano romano “siamo intervenuti per una persona in escandescenza. Una volta in Via Cochi abbiamo capito che quell’uomo aveva appiccato un incendio in una tabaccheria. Poi – continua il poliziotto – abbiamo parcheggiato la volante in modo da non intralciare i soccorsi.

Non ho fatto in tempo nemmeno a mettere il piede in strada che un vigile del fuoco mi fa ‘Oh, oh’ – continua Yuri – Mi giro a destra e vedo un punto nero che mi viene addosso. Sono rimasto incastrato tra lo sportello della volante, che ha attutito il colpo, e la macchina dell’uomo che ha tentato di investirmi”

“Quando sono riuscito a scendere ci accerchiavano in trenta. È stato allora che quell’uomo mi ha colpito al petto, credevo fosse un pugno, era una coltellata”.

L’aggressore è Pietro Maruca, già noto alle Forze dell’Ordine. Maruca, con la Polizia aveva “un conto in sospeso” perchè da lui ritenuta responsabile della morte del figlio Manuel. Una notte dui due anni prima, morto dopo uno scontro sulla rampa del raccordo mentre fuggiva dalle volanti. Aveva preso in contromano la strada, andando a scontrarsi frontalmente con un’altra auto ed avendo la peggio.

“Mi ha dato la seconda coltellata – spiega ancora Yuri – che sono riuscito a schivare. Ho tirato fuori l’arma per fargli gettare il coltello, le persone erano sul tettino della volante, c’era chi cercava di togliermi la pistola, chi di aggredire i miei colleghi. Il caos più totale”.

La testimonianza del collega intervenuto

“In quel momento ero congelato, ho messo le manette all’uomo nonostante tutti cercassero di impedirmelo. Mi sono girato e Yuri era a terra. L’ho messo in macchina, non mi facevano andare via, sono riuscito a fare retromarcia e a muovermi verso il policlinico Casilino. E stato il viaggio più veloce della mia vita, lui dava di stomaco e credevo affogasse col suo stesso vomito. Guidavo, l’ho girato, perdeva sangue, il fazzoletto col quale gli tamponavo la ferita era ormai zuppo. L’unico mio pensiero era salvargli la vita”.

Andrea Amadio, poliziotto della volante Prenestino “quello che fa male è che la gente non voleva portassi in salvo Yuri – continua Amadio – perché è vero che quella è una zona calda, ma a quei livelli non pensavo mai”.

E ancora: “tentavo di salvare il collega, la gente ci accerchiava per cercare di impedircelo”

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