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E’ curioso che nelle comparazioni fra i vari disastri del Pd nelle sue primarie si risalga, sui grandi giornali, molto indietro nel tempo oppure alle ultime primarie napoletane per il comune, quando lo scontro fra il bassoliniano Cozzolino e il migliorista Ranieri finì all’attenzione della procura piuttosto che degli elettori. Fu comunque una storia diversa. Si trattò allora di gruppi organizzati che si inserirono nella consultazione, spesso senza averne i titoli, cioè almeno il certificato elettorale, vuoi perché immigrati extracomunitari vuoi perché autoctoni privi però dei diritti elettorali per motivi giudiziari. Quello che è successo domenica sotto il Vesuvio somiglia molto di più alle primarie per le comunali di Palermo esattamente quattro anni fa. Anche in quel caso il candidato più blasonato, Rita Borsellino, fu superato per pochi voti (151) dal trentunenne Fabrizio Ferrandelli. Anche in quel caso si parlò, impropriamente, di compravendita di voti. Si trattava di una signora del quartiere Zen – dove Ferrandelli aveva cospicuo seguito e adeguato comitato elettorale – che distribuiva monete da consegnare al seggio per poter votare, insieme naturalmente alla raccomandazione di votare per il beniamino locale. Per la verità a Palermo si era visto di molto peggio, esattamente come a Napoli rispetto all’euro di domenica scorsa, ma bastò in quel caso ad annullare le primarie. Il risultato fu che ridivenne sindaco Leoluca Orlando, assai più calcolatore di Bassolino. E di De Magistris che, senza meriti, può essere il beneficiario anche stavolta dell’ennesimo pasticcio napoletano.

Massimo Bordin

Roma, 12 marzo 2016
fonte ilFoglio

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