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A Roma il convegno di Speranza, Rossi e del governatore della Puglia. DʼAlema: domani non andrò allʼassemblea.

Sono ridotte al lumicino le speranze di ricucire lo strappo dentro al Pd. Domenica ci sarà l’assemblea nazionale e la sinistra del partito potrebbe annunciare la rottura. Inutile il tentativo di Franceschini, la minoranza vuole la testa di Renzi. Ci crede ancora Emiliano, altro candidato alla segreteria Pd, che si dice convinto di aver raggiunto un accordo sui tempi elettorali. Ma la scissione sembra ormai una questione di ore.

Tra “bandiera rossa” e Star Wars – Nel cuore del quartiere Testaccio di Roma, la sinistra Pd gremisce il teatro Vittoria, con alcune decine di persone fuori davanti a un maxischermo. Non c’è Gianni Cuperlo, che prova a mediare ed è il più restio a lasciare il partito. La kermesse, organizzata da Rossi (suo il nome “Rivoluzione socialista”), si apre sulle note di Bandiera rossa e sulle immagini di Guerre stellari, con Yoda a simboleggiare “la forza intorno a te”. In platea compare una bandiera comunista. Ma non è un’adunata di reduci, assicurano. A Renzi chiedono un congresso “vero” in autunno o domani, dopo aver presentato un ordine del giorno unitario in direzione, non potranno che dichiarare la scissione.

D’Alema: “Domenica non ci sarò” – In prima fila ci sono i due ex segretari Bersani e Guglielmo Epifani. Una eventuale rottura? “Non è colpa mia”, allarga le braccia D’Alema, che non sarà all’assemblea di domenica. Ora sta a Renzi fare un passo verso la minoranza, è la tesi: o sarà lui a rompere. “Bisogna essere fedeli agli ideali della gioventù. Quando non sai cosa fare, fai quel che devi”, scandisce Bersani citando Berlinguer, a sottolineare la gravità del momento.

Il tentativo di Franceschini – Il ministro Dario Franceschini, il grande alfiere dell’unità in queste giornate così difficili per il Partito democratico, è uscito dal Palazzo dei congressi di Firenze per andare a pranzo, prima di riprendere un treno per Roma. Nessun incontro con Renzi, ha spiegato ai cronisti che lo incalzavano, “ci siamo sentiti” ma nessun faccia a faccia. E tanto è bastato – Franceschini si era visto a tu per tu con Dario Nardella, ex Ds e fedele di Renzi nella trattativa anti-scissione – perché l’ultima proposta era già stata rispedita al mittente. Franceschini ha poi lanciato un ultimo appello: “Il Pd non è proprietà di capi in lite, i margini di trattativa ci sono. Fermiamoci. O la scissione sarà colpa di tutti”.

Non passa la proposta di “maggio” – A farla, a quanto si spiega in ambienti dem, sempre Franceschini con il sostanziale avallo di Renzi: primarie il 14 maggio e conferenza programmatica (da farsi, come poi rilancia Matteo Orfini, nella prima parte del congresso “da quando viene indetto alla presentazione delle candidature”). Insieme a questo un documento di appoggio al governo Gentiloni- senza specificare nessuna data di “scadenza” – da approvare all`assemblea di domani. Ma non è passata.

Minoranza: Gentiloni avanti fino al 2018 – La minoranza ha tenuto il punto su conferenza programmatica, congresso in autunno e garanzia di durata del governo Gentiloni fino al 2018. Si racconta che in molti abbiano lavorato per “dividere Emiliano dagli altri due”, Enrico Rossi e Roberto Speranza in modo da tenerlo dentro il partito. Magari come antagonista di Renzi. Un sospetto che circola anche negli ambienti della minoranza perché Emiliano, consapevole di non poter fare il leader del nuovo partito di sinistra, potrebbe volersela giocare “dentro” il Pd.

Lo spiraglio lasciato da Emiliano – E’ il governatore della Puglia, del resto, l’unico ad aver lasciato uno spiraglio: “Con Renzi la ‘linea rossa’ è attiva. Noi diciamo: fare la conferenza programmatica e le primarie a settembre. E, se lui vuole, può anche rimanere segretario nel frattempo…”. E` per questo che anche a sera, nonostante i segnali inequivocabili di una scissione all’orizzonte, qualcuno tiene ancora un canale aperto con Emiliano. E solo domenica mattina, dopo una nottata di trattative e telefonate, si capirà se si sarà trovato un accordo in extremis e su che cosa con il governatore pugliese.

La sinistra: “Via Renzi” – Per Speranza e Rossi il segretario deve lasciare perché “il congresso rischia di ridursi a un plebiscito rivincita per il capo arrabbiato perché ha perso il plebiscito vero”. Certo è che comunque Emiliano al termine della manifestazione romana della sinistra Pd, che di fatto annuncia la rottura, sale sul palco insieme a Rossi e Speranza e la foto finale è già un manifesto politico. Da cui sarebbe difficile tornare indietro.

Orfini: “No a ultimatum, si mette a rischio il governo” – A Lorenzo Guerini è affidata la risposta alla manifestazione della minoranza e non è conciliante: “Gli ultimatum non sono ricevibili”. Franceschini ribadisce che con la scissione non ci saranno “innocenti e colpevoli ma solo colpevoli”. Ma ormai sembrano parole al vento. E il presidente Matteo Orfini avverte: “Sarebbe la scissione a mettere a rischio il governo”.

Renzi attende il congresso – Renzi, intanto, trascorre la vigilia tra il centro di Firenze, dove incontra, all’hotel Four Season, l’amico Marco Carrai, a lungo in predicato di diventare, tra mille polemiche, responsabile per il governo della cyber security, e la famiglia. Non una parola con i cronisti, ma i fotografi lo immortalano in Borgo Pinti: avanti e indietro tra le vie intorno al Four Season, da solo, con il cellulare attaccato all’orecchio.

Fonte Tgcom24

Roma, 19 febbraio 2017

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