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George Pell, cardinale australiano ed ex tesoriere del Vaticano, è stato condannato per violenza sessuale: l’altissimo prelato era accusato di aver violentato due minori membri del coro nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick, negli anni Novanta, quando era arcivescovo a Malbourne. Pell, 77 anni, è stato giudicato colpevole quasi tre mesi fa ma il tribunale ha vietato fino ad oggi ai giornali di dare conto dell’esito della sentenza. La notizia era già trapelata a dicembre, ma fino a oggi era mancata la conferma ufficiale.

CHI E’ GEORGE PELL?

Il cardinale Pell è il più alto funzionario della Chiesa Cattolica che è stato condannato per abusi sessuali e a questo punto sembra inevitabile per lui, già sospeso da Papa Francesco, il definitivo allontanamento dalla Santa Sede. A dicembre il portavoce vaticano Greg Burke aveva annunciato il suo congedo dal C9, il consiglio di nove cardinali che coadiuva Francesco nel governo della Chiesa. George Pell tuttora ricopriva l’incarico di Capo della Segreteria per l’Economia.

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L’australiano era stato ordinato prete a Roma quasi 53 anni fa, e nel 1971 era tornato in Australia. Nel 1996 Pell è stato nominato arcivescovo di Melbourne e cinque anni dopo di Sydney. Nel 2014 era stato scelto da Bergoglio per dare più trasparenza alle finanze del Vaticano. Pell era stato costretto a tornare in Australia due anni fa per il processo dopo che contro di lui si erano chiaramente espresse molte delle vittime di abusi sessuali da parte del clero.

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Tra questi anche l’inglese Peter Saunders, da giovane vittima di abusi sessuali da parte di preti, che dopo essere diventato membro della commissione pontificia per la protezione dei minori aveva deciso di fare in passo indietro proprio per protestare contro le resistenze del Vaticano a incriminare il cardinale australiano, uno dei principali collaboratori di Papa Francesco nella Santa Sede.

Dopo la notizia del rinvio a giudicio Saunders commentò: “Se Pell è stato rinviato a giudizio è perché i pubblici ministeri australiani sentono di avere prove sufficienti in merito”.

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