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INPS

I nuovi presupposti per il prepensionamento usciranno a fine anno, con la prossima legge di Stabilità: la nuova manovra, infatti, deciderà la partita sulle uscite flessibili, con penalizzazioni, verso il pensionamento anticipato.

Quanto alla flessibilità, le ipotesi in campo restano quelle del prestito previdenziale e dell’estensione dell’opzione donna in maniera rivista.

L’argomento doveva essere trattato con la finanziaria del 2016, ma il Governo ha preferito, all’ultimo, abbandonare il tavolo rinviandolo all’anno successivo. Ed ora tutto sembra pronto per iniziare a lavorare sulla riforma. Lo conferma il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini. Prima, però, c’è da sciogliere il nodo dei costi dell’operazione. La “flessibilità” per le pensioni costerebbe “5-7miliardi annui per diversi anni”. Di qui la necessità di ricorrere a inevitabili “penalizzazioni” e, soprattutto, di verificare la compatibilità dell’intervento con i conti dello Stato.

Peraltro, a rendere ancora più delicato il capitolo pensioni è la questione sui rimborsi per il mancato pagamento delle perequazioni. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale dell’anno scorso, il successivo decreto che ha disposto una restituzione parziale ai pensionati è di nuovo oggetto di vaglio di costituzionalità (leggi: “Pensioni: ulteriori recuperi delle rivalutazioni 2012 e 2013”). In particolare, dopo il Tribunale di Palermo, anche il giudice del lavoro del tribunale di Brescia ha rimesso alla Corte costituzionale il decreto legge 65/2015 che ha restituito solo in parte il mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione nel biennio 2012-2013, nonché la legge 147/2013 per il meccanismo di perequazione del triennio 2014-2016. Tali disposizioni di legge violano i principi contenuti negli articoli 3, 36 e 38 della Costituzione in quanto vanno a incidere sull’adeguatezza della pensione, sul principio di proporzionalità tra pensione e retribuzione, e discrimina irrazionalmente una categoria di pensionati.

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