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presepe

Perché vietarlo, quando si può non vendere?
Non possono imporci le noste scelte, non possono entrare nelle nostre vite e nella nostra intimità, non possono comandare all’interno delle nostre case. Vorrebbero, ma non possono.
Non resta altro che provare a forzare la mano, a condizionarci senza vietarci o prescriverci nulla.
Sanno che un’ordinanza o addirittura una legge che vieti l’esposizione del presepe sarebbe perlomeno impopolare, potrebbe causare forti polemiche se non plateali proteste, e allora tentano di imperdircela senza vietarla.
Come fare? Semplice. Non si vende più. Se il presepe non si trova nei negozi, non si può acquistare. E se non si può acquistare non si può più esporre, né nell’intimità delle nostre case né in luoghi pubblici.
La furbata è servita. Finora sembrava frutto dell’iniziativa di qualche singolo dirigente scolastico o di qualche insegnante politicamente e ideologicamente schierato, che decideva di non esporre il presepe per non offendere i “bambini di altre religioni”, musulmani in primis. Salvo poi essere smentiti dalle stesse comunità islamiche.
Avete mai visto un ateo, un agnostico o un ebreo o un buddhista offendersi perché nella scuola che frequenta è esposto il presepe a Natale? Nella peggiore delle ipotesi neppure ci fa caso, nella migliore condivide il momento di festa con gli altri bambini, al di là della religione. Grazie all’intervento delle comunità islamiche sappiamo pure il punto di vista dei musulmani: no, cari professori, non si offendono per un presepe.
Perché, allora, rinunciare non solo alle nostre tradizioni, ma anche a regalare momenti di gioia e di festa ai bambini?
Non lo sappiamo.
Però sappiamo, perché l’abbiamo visto coi nostri occhi, che da quest’anno non sarà più un problema solo degli istituti scolastici e dei luoghi pubblici. In certi supermercati e ipermercati di un determinato orientamente politico, e siamo sicuri che abbiate capito a quali catene ci riferiamo, i presepi sono introvabili. Non perché siano andati a ruba, semplicemente perché non vengono venduti.
(Non) fatta la legge, trovato l’inganno: evidentemente qualcuno ha capito che per vietare il presepe senza generare polemiche sarebbe bastato non venderlo più, renderlo introvabile e quindi presto dimenticato.
Un masochismo che non giova ad alcuno.
Vi invitiamo a provare il nostro stesso esperimento: recatevi, anche malvolentieri, in certi negozi di certe catene. Proprio quelle. Avete capito quali. E chiedete un presepe. Non lo troverete.
E, se volete, indignatevi come noi.
Non sappiamo se chiamarlo “politicamente corretto”. Per noi è semplicemente qualcosa che esula dalla sfera dell’umana comprensione, perlomeno la nostra.

Fonte Redazione SFO

Roma, 8 dicembre 2015

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