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PIÙ PRECISI. Non solo gli sconosciuti hanno completato il test scegliendo un ordine di foto somiglianti completamente diverso da quello dei diretti interessati. Le foto scelte dai 16 “estranei” hanno portato a performance più accurate del 7% nei test di collegamento online tra gli scatti della webcam e le foto di Facebook. La prova che gli altri sono più abili di noi nel giudicare il livello di somiglianza di una foto con l’aspetto che abbiamo in carne ed ossa.

ALLO SPECCHIO. A provocare il senso di estraneità delle foto sarebbero i ricordi che abbiamo del nostro viso – legati all’immagine “capovolta” di noi stessi che vediamo nello specchio. La continua esposizione a questa immagine di noi finisce col renderci piacevole il suo ricordo e sgradevole ogni scatto che non lo rispecchi fedelmente.

LA FORZA DELL’ABITUDINE. Gli psicologi lo chiamano effetto esposizione e coinvolge anche la nostra voce: siamo talmente abituati a sentirla rimbombare nella nostra testa, che quando la riascoltiamo in una registrazione, sembra non appartenerci.

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