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mattarella

Il capo dello stato dubita che Renzi resisterà alla tentazione di anticipare le elezioni dopo il referendum costituzionale. Indizi, smentite, incroci con Germania e Francia e quel pretesto possibile per replicare il metodo Tsipras

La politica, come si sa, non si fa mai con i “se” e con i “ma”, e immaginare oggi quello che potrebbe capitare tra un anno rischia di essere un’operazione scivolosa e persino spericolata, considerando anche le molte variabili non controllabili che rendono il 2016 un anno del tutto imprevedibile: la ripresa economica in bilico, il terrorismo, il referendum, l’intervento in Libia, il rapporto con l’Europa e se vogliamo anche le elezioni amministrative. Nonostante questo, nonostante la difficoltà di immaginare quello che succederà nei prossimi mesi nel nostro paese, esiste un tema cruciale che riguarda il futuro del governo e che è legato a una domanda precisa che da qualche tempo è diventata centrale non solo nel chiacchiericcio parlamentare ma anche nei colloqui privati del presidente della Repubblica. La domanda è questa: Renzi riuscirà a resistere alla tentazione di andare al voto anticipato dopo il possibile successo del referendum sulla riforma costituzionale?

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