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Picchiò il carabiniere a Piacenza, dal carcere scrive: “Ho fatto la cosa giusta”

Le immagini fecero il giro d’Italia e del mondo: Lorenzo Canti, detto ‘Dibi’, attualmente in carcere a Piacenza dopo gli scontri durante una manifestazione antifascista – in cui prese a calci un carabiniere, Luca Belvedere – ha scritto una lettera.

Le sue parole, “A testa alta e a pugno chiuso”, sono state pubblicate da InfoAut, un portale di informazione anarchica.

Spiega il mattino che l’attivista Canti, modenese di 23 anni, si trova nella Casa Circondariale San Lazzaro di Piacenza insieme a Giorgio Battagliola.

“Abbiamo vinto tutti noi che abbiamo conquistato le piazze – dice – a spinta per non permettere i comizi fascisti e l’equiparazione ‘democratica’ dell’antifascismo militante con il fascismo”.

Nessun segno di pentimento nella lettera, per l’aggressione al carabiniere le cui immagini sconvolsero l’Italia: il carabiniere rimase ferito e dovette operarsi ad una spalla, con 60 giorni di prognosi.

“Noi ora dentro il carcere siamo come ostaggi nella rappresaglia dello Stato contro i poveri – aggiunge – in una battaglia persa da Minniti, che ora si serve dei tribunali per reprimere ciò che era giusto e naturale fare, scendere in strada e lottare”.

“Il pugno di ferro che mi tiene in carcere con la sola accusa di resistenza è solo un pezzo di carta”,

continua, augurandosi poi di non aver perso il suo lavoro, ed esprimendo la voglia di tornare libero “per vedere le piazze sempre più gremite e determinate a opporsi contro la situazione politica che si è venuta a creare dopo le elezioni”.

Una settimana fa il Tribunale del Riesame ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa di Lorenzo Canti: “Il giudice, nonostante il parere favorevole del Pm alla scarcerazione e alla richiesta dei suoi legali ha deciso di lasciarlo in cella per l’accusa di semplice resistenza.

È la prima volta in Italia che per una resistenza semplice viene ordinata e mantenuta la carcerazione rendendo palese l’intento di differenziazione di trattamento per un militante politico”, scriveva il collettivo bolognese Cua, parlando di decisione «esclusivamente politica”.

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