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Poliziotti e Resistenza, i martiri dimenticati

La Spezia – Il ruolo e il sacrificio dei poliziotti durante la Resistenza.

Una storia sconosicuta a molti e che merita di essere raccontata, per questo motivo due ex poliziotti Vincenzo Marangione e Tarcisio Trani hanno cominciato un attento lavoro di ricerca recuperando materiali e documenti che possano restituire alla memoria il sacrificio di quei poliziotti che si sono sacrificati ed impegnati a difendere i cittadini dall’oppressione del nazifasciscmo.

Il titolo del testo è “Polizia e cittadini nella Resistenza. I martiri dimenticati” si sviluppa a partire dal 1921 fino al 1944.

L’intero testo, si focalizza sulle gesta degli uomini della Polizia di Stato che alla Spezia, nonostante gli ordini, favorirono i cittadini. Una volta scoperti, sono stati anche deportati, non facendo più ritorno a casa. E’ l’esempio della storia dei Commissari Amodio e Vigilante.

Tra le pagine del libro si legge: “Con i tragici fatti del settembre 1943, in particolare con la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana il 23 settembre, si presume, da alcune letture di verbali e relazioni sul loro conto, che i commissari Amodio e Vigilante,

promuovano ed organizzino una squadra di poliziotti all’interno della Questura spezzina e dei vari uffici periferici di P.S., allo scopo di aiutare i cittadini perseguitati dal regime fascista; persone che,

solo perché di origine ebrea o oppositori al fascismo, sono poste sotto controllo attraverso uno stillicidio di continue minacce e di persecuzioni che sfoceranno di lì a poco in arresti, torture e deportazioni.

Giorno dopo giorno, concorrono a tessere una tela senza atti clamorosi, ma con quell’azione silenziosa e discreta dettata dalla propria coscienza e da un autentico senso del dovere nei confronti della dignità umana e delle istituzioni.”

Tra i preziosi documenti contenuti nel volume esistono anche episodi sconosciuti a molti, ad esempio, quando la Brigata Nera e la X Mas fecero fronte unico per assaltare la questura della Spezia. L’episodio risale al termine di luglio

da VOCI UNIFORMI: Nonostante qualcuno continui a non ritenerci parte della società civile, della storia e della vita di questo paese, noi ne facciamo pienamente parte. Opere come questa dovrebbero essere presenti in tutte le biblioteche del paese.e i primi di agosto, quando il commissario Biagi decise di indagare su un furto di rame e stagno. Stando a quanto raccolto dagli ideatori del volume, brigatisti e membri della X Mas erano coinvolti nel furto e allo stesso tempo ricattavano il proprietario dei materiali.

Marangione e Trani hanno raccontato così i protagornisti del loro testo, la cui presentazione è stata affidata a Stefano Zollino: “Sono eroi che hanno lottato in silenzio e hanno avuto un ruolo importantissimo anche per la formazione di “Giustizia e libertà”. Ci piace citare Carlo Biagi operò anche nella Squadra mobile: ‘La Polizia e’ forse l’unica istituzione che non si è collusa con il fascismo’. L’immagine che si delinea, è quella della questura spezzina che si impegna contro il fascismo ed è una cosa bellissima.”

Nella prefazione del libro, Marangione e Trani spiegano meglio, il senso di tutta l’opera.

“Scrivere un libro come questo non è stato semplice, soprattutto per chi, come noi, non è né storico né letterato, ma semplice cittadino e Poliziotto innamorato del proprio lavoro.

La ricerca sulle storie individuali dei Caduti della Polizia italiana dal 1852 a oggi, condotta da un gruppo di appassionati appartenenti alla Polizia di Stato, aveva infatti portato alla luce anche alcuni uomini della Pubblica Sicurezza della Spezia che si erano resi protagonisti nella lotta al nazifascismo.

A indurci a scrivere questo libro è stata la convinzione che era finalmente arrivato il momento di far uscire dall’oblio i nomi di alcuni funzionari e agenti della P.S. che in un periodo drammatico della storia italiana, quello del fascismo,

non esitarono a sacrificare la propria libertà e la propria vita per dare al nostro Paese un nuovo respiro: quello della Libertà.

Sono il commissario capo Nicola Amodio, il commissario capo Lodovico Vigilante, la guardia Annibale Tonelli, la guardia Domenico Tosetti, il brigadiere Alfonso Filardi, il vice brigadiere Biagio Sullo, la guardia Giuseppe Cavallo, le guardie ausiliarie Domenico Mazzola e Francesco Caruso.

Questi nove eroi furono deportati, alcuni in Austria, nel campo di Mauthausen, altri presso il campo di lavoro di Bassano del Grappa. Di altri ancora se ne sono perse le tracce. Solo Domenico Tosetti riuscì a sopravvivere e tornare presso i propri cari.

Gli altri otto divennero dei martiri, morti in conseguenza degli stenti e dei maltrattamenti subiti. Ci furono poi altri agenti che, per le loro idee politiche, furono arrestati e consegnati ai tedeschi che li spedirono,

anch’essi, nel campo di Bassano del Grappa: Alfio Nicotra, Lino Corvi e Bartolomeo Ceraulo. Questi ultimi, per fortuna, riuscirono a tornare.

Né va dimenticata, in questa vicenda di contrapposizione al fascismo, l’opera di un altro valoroso funzionario in servizio presso l’Ufficio Politico della Questura: Lorenzo Lancellotti.

Questi eroi e questi martiri, dopo la Liberazione, non furono commemorati come meritavano.

Le loro vicende rimasero ingiustamente dimenticate negli archivi polverosi di molti uffici pubblici di differenti istituzioni, come se appartenessero a un passato scomodo e fastidioso di cui non tenere memoria.

Per questo abbiamo voluto scrivere questo libro, la cui stesura ha richiesto un lungo e faticoso – a tratti snervante – lavoro di ricerca tra vecchi fascicoli, giornali, appunti, storie e racconti di fatti conosciuti e inediti.

Ma anche ore e ore passate al telefono e al computer, per rintracciare testimoni ancora viventi, discendenti a cui chiedere foto e ricordi dei loro cari, esperti che potessero confermare o smentire certe nostre intuizioni o conclusioni.

No, non è stato facile scriverlo, questo libro, né comodo. Non è stato semplice scoprire, accertare, documentare fatti in un periodo così difficile e controverso come questo, soprattutto per il rischio – poi puntualmente avveratosi – di venire a conoscenza di verità e di risvolti molto spesso dolorosi e laceranti.

E, tuttavia, l’angoscia, la preoccupazione e la paura, per quanto comprensibili, sono passate in secondo piano quando abbiamo iniziato a raccogliere dati e testimonianze.

È con questo spirito che ci siamo mossi, andando in giro per l’Italia e visitando un numero infinito di biblioteche, anagrafi comunali, archivi di questure e di prefetture, centri di documentazione militari (all’Accademia Militare della Nunziatella, a Roma Foggia, Bari e in altre città), fino all’Ufficio Storico della Polizia di Stato.

Ma non ci siamo limitati a questo. Abbiamo anche ricostruito fatti e vicende, biografie e azioni attraverso le testimonianze toccanti, intrise di dolore e di sofferenza, di tanti familiari che non hanno più potuto riabbracciare i loro cari, arrestati, torturati e deportati nei campi di sterminio.

Questi funzionari e agenti di Pubblica Sicurezza, sotto la divisa, avvertirono il dovere morale di compiere scelte etiche coraggiose, restando fedeli alla loro coscienza di uomini delle istituzioni”.

 

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