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Gli Agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Fermo, nella serata di giovedì sono intervenuti in forze al Lido Tre Archi, dove più cittadini avevano segnalato al 113 esplosioni d’arma da fuoco e la presenza in strada di un cittadino di colore, seminudo, con una vistosa ferita alla testa. Rintracciato dalla Volante della Polizia, l’uomo, immediatamente soccorso dal personale medico di una unità mobile del 118, veniva accompagnato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Fermo, dove veniva medicato per una ferita lacero contusa alla testa, escoriazioni e contusioni in diverse parti del corpo. Questi, identificato per O.A. di anni 36, proveniente dal delta del Niger, in Italia per richiesta di asilo politico, raccontava ai poliziotti che aveva contattato in strada al Lido Tre Archi una donna che sapeva essere una prostituta, con la quale si accordava per una prestazione sessuale, appartandosi poi nell’appartamento di costei in via Tobagi. Raggiunta l’abitazione, posta al 7° piano dell’immobile, la donna lo faceva spogliare e lasciare i vestiti nel corridoio, invitandolo a distendersi poi in camera da letto. Trascorsi soli pochi minuti, in malo modo lo invitava ad andarsene, dicendogli con non voleva più soggiacere con lui. Il malcapitato, raccolti i vestiti si accorgeva immediatamente che gli erano stati sottratti circa 300 euro che custodiva nel suo portafogli, e per tale ragione chiedeva spiegazioni alla donna per tale azione. A suo dire le sue rimostranze venivano immediatamente respinte, anche con l’intervento di un uomo che usciva dal bagno dell’appartamento, che con violenza, aiutato anche dalla donna lo spingeva sul ballatoio. Da ciò nasceva una colluttazione nella quale si intromettevano anche altri soggetti, uomini e donne, che dopo averlo bloccato in terra, lo colpivano ripetutamente. Un altro individuo, giunto sul pianerottolo del piano con l’ascensore, impugnava una pistola con la quale faceva fuoco due volte verso di lui, senza provocargli alcuna ferita. O.A. riusciva quindi a fuggire per le scale e recatosi presso l’abitazione di un amico avevano poi chiesto aiuto al 113. Contemporaneamente alle chiamate al 113, un cittadino rumeno si era rivolto invece ai Carabinieri, tramite il 112, per segnalare la medesima situazione, ma con versione diametralmente opposta, affermando che un cittadino di colore aveva tentato di rapinare una sua amica afferrandola per il collo e chiedendogli insistentemente “money, money”.

La scena del crimine, minuziosamente ispezionata dagli investigatori del Commissariato, su quale sono stati effettuati rilievi da parte della Polizia Scientifica, portava immediatamente a considerare quale più congrua la descrizione dell’evento fornita dal cittadino nigeriano, pur non emergendo elementi incontrovertibili in tal senso, infatti tutti gli attori della controparte, tre uomini e tre donne di cui 5 rumeni ed un italiano, in maniera non concordante riferivano che l’aggressore era da identificarsi nell’extracomunitario. L’esperienza, la tenacia e la professionalità dei Poliziotti, impegnati per lunghe ore nelle attività investigative, ascolto di testimoni, rilievi scientifici e quant’altro, alla fine li conduceva ad ipotizzare che il gruppo afferente alle donne rumene, aveva agito in associazione per portare al compimento dei furti in danno di ignari “clienti”.

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