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Una vera e propria schedatura, modello anni 70, quella scoperta nel deep web ai danni delle nostre forze dell’ordine

Se lo conosci, compila il formulario qui sopra“. E ancora: “La polizia politica basa la sua forza anche sul fatto che i suoi agenti, infiltrati, spie e collaboratori, non sono conosciuti alle masse popolari

Così aprono oggi diversi quotidiani

E ce n’è per tutti: poliziotti e carabiniere di ogni ordine e grado

Ma non è però il primo caso.

Da anni, ricordiamo, sul web compaiono siti e pagine social che invitano più o meno dichiaratamente a schedare e passare informazioni su uomini delle forze dell’ordine

L’episodio più recente qualche mese fa, quando la Polizia Postale ha oscurato (inutilmente) una pagina facebook, con tanto di circolare del ministero per allertare i suoi agenti.

 

Uno dei primi siti chiusi in Italia, metà anni 2000

 

L’obiettivo dei rivoluzionari è chiaro – riporta il giornale – “individuare, schedare e classificare gli uomini in divisa così da esporre al pubblico ludibrio, e chissà a raid punitivi mirati, gli agenti che “imperversano contro le masse popolari”.

Per inviare foto e contributi si deve usare Tor, un modo per evitare di essere rintracciati. “Completa le foto già messe sul sito con i dati anagrafici, il ruolo, la zona operativa e l’indirizzo degli sbirri e dei loro servitori”, chiedono gli autori

Dietro la pagina web, facile da immaginare, si nasconderebbero ambienti antagonisti.

Le serie fotografiche già presenti riguardano poliziotti di Milano, Bergamo, Napoli, Bologna, San Giuliano Terme, Roma e Messina. Tutti scatti ricavati da video o foto.

“realizzate durante manifestazioni che risalgono anche al 2009”.

Secondo il MAttino però, al momento l’unico ad essere indicato chiaramente è un ex dirigente della Questura di Napoli, il quale secondo il quotidiano locale

“sarebbe riconoscibile un ispettore della Digos ancora operativo alle pendici del Vesuvio, immortalato durante una manifestazione dei centri sociali di qualche anno fa. Inutile sottolineare quanto possa essere pericolosa questa sorta di “wanted” informatico”.

Schiavo del regime” e “spia“, così viene invece definito A. S., oggi a Reggio Emilia dopo una parentesi a Ferrara.

 

ROMA 15 Ott 2011 – MANIFESTAZIONE DEGLI INDIGNATI NELLA FOTO SCONTRI TRA BLACK BLOC E LA POLIZIA, BLINDATO DEI CARABINIERI IN FIAMME FERRARO – fotografo: Eugenio Grosso / Fotogramma / Fotogramma

 

Lo “sbirro che difende i fasci” finisce con nome e cognome nel calderone, con tanto di foto (sbagliata) e la richiesta di fornire ogni indicazione possibile per rintracciarlo: notizie su zona operativa, abitazione e su “corpo, unità, grado“. – spiega Il Giornale

Denunciamo le azioni di controllo, intimidazione e infiltrazione degli sbirri e dei loro collaboratori nei partiti e nelle iniziative dei comunisti degli antifascisti, degli antimperialisti e negli organismi delle masse popolari”.

Insomma, il solito delirio dei soliti ambienti, sui quali però è sempre bene non fare troppo finta di niente.

Il perchè, lo abbiamo visto in queste ore a Roma, o ad inizio anno, con l’attentato che a Firenze costò quasi la vita a Mario Vece, poliziotto artificiere rimasto mutilato a causa di un pacco esplosivo indirizzato ad una sede di casapound

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