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Cos’hanno in comune un medico e un agente di Polizia Penitenziaria? Molto, più di quello che immaginate.

Sono lavori ad alto rischio (basta leggere le cronache delle ultime ore), pagano le conseguenze del sovraffollamento (nelle celle e nei pronto soccorso), sono afflitti da una drammatica e ormai perenne carenza di personale, lavorano spesso in strutture ai limiti della decenza. E – ma lo immaginavate – se la situazione si ripete in tutta Italia, in Campania la questione è diventata “emergenza”.

L’odissea di medici e infermieri l’abbiamo già raccontata, quella che si vive nelle carceri è un altro pugno nello stomaco in un Paese civile.

Due facce della stessa indegna medaglia, che ci hanno già esposto a ripetuti richiami da parte dell’Unione Europea. Richiami inesorabilmente ignorati.

L’ultimo episodio poche ore fa. Nel carcere di Salerno, un penitenziario – e non il solo – tristemente noto per i frequenti episodi di violenza e per il continuo rinvenimento (accade anche altrove), di telefoni cellulari in possesso dei reclusi.

Le vittime di aggressioni sono spesso proprio gli agenti di Polizia Penitenziaria. Due di loro sono stati feriti ieri pomeriggio. Uno in modo serio (ha riportato la frattura di una gamba). Sono intervenuti per sedare una violenta rissa tra gruppi di detenuti africani.

Emilio Fattorello, segretario per la Campania del Sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria (Sappe), sintetizza così: «Ormai non abbiamo più parole per descrivere quello che sta accadendo nel carcere di Salerno».

Beh, quello che è vero per Salerno lo è altrettanto per il carcere di Ariano, quello di Avellino e le case circondariali di Napoli. Da qualche anno si trovano più cellulari nelle celle che nelle aule scolastiche. Ma non solo.

Si sono moltiplicate le violenze (tra detenuti e nei confronti degli agenti), i tentativi di suicidio, e la situazione sanitaria è quasi al collasso.

Il personale di Polizia Penitenziaria sta evaporando. Tagli su tagli. Solo in Campania gli agenti sono diminuiti di 700 unità negli ultimi quattro anni. Un calo che si contrappone alla crescita esponenziale dei detenuti. Una sproporzione imbarazzante e che si ripercuote sulla sicurezza nelle celle.

Due riforme di segno contrario (come impostazione), potrebbero consentire a chi lavora o vive in carcere una vita più dignitosa. Quella prevista dall’ormai ex ministro Orlando, che impone numerose misure alternative alla reclusione penitenziaria per ridurre il sovraffollamento. Ma la legge si è arenata… C’è poi la soluzione inserita nel contratto di governo stipulato tra Lega e 5Stelle, che prevede la costruzione di altre case circondariali (con l’assunzione – è evidente – di altro personale di Polizia Penitenziaria).

 

Nel frattempo la situazione resta critica. E, come ogni anno, con l’arrivo della torrida estate rischia solo di peggiorare. E’ un dato quasi inevitabile: provate a immaginarvi chiusi per mesi in una stanza di pochi metri quadrati con altri cinque, sei detenuti, e con una temperatura prossima ai quaranta gradi.

E nella stessa struttura, caricati da un superlavoro con turni inumani, ci sono anche gli agenti che, proprio come i medici e gli infermieri, non immaginavano di aver scelto un mestiere ad alto rischio… Uno di loro ci ha detto: a saperlo mi arruolavo nell’esercito. Più o meno le stesse parole pronunciate da un camice bianco in servizio nell’ospedale di Avellino, che al fronte si reca ogni mattina. Quello del pronto soccorso.

Fonte: ottopagine.it / poliziapenitenziaria.it

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