Poliziotto condannato a 8 mesi e 300mila euro per non aver impedito a un suo collega di prendere a calci un sospetto

E’ il 1992, non proprio ieri. Un poliziotto, allora 26enne, non impedisce a un collega di pattuglia di prendere a calci un sospetto che avrà una lesione permanete. L’autore del calcio viene riconosciuto colpevole. Qui arriva l’inghippo. A raccontare la storia è il Giornale che pone il dubbio Per la legge, per la corte no, non sarebbe stato l’autore materiale l’unico responsabile.

“Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo” dice il codice penale, quindi per il poliziotto avanza l’ipotesi dell’omissione. Trattandosi di lesione permanente (perdita di un testicolo” l’eventuale risarcimento è molto alto: 300mila euro da pagare in concorso con tre agenti e una condanna a otto mesi.

Per il suo legale, spiega a questo punto il Giornale che riporta l’episodio, si tratta di un “travisamento del fatto, relativamente alla ricostruzione della vicenda”. Una battaglia legale che si trascina per 27 anni. Nel 2016, all’età di 50anni il poliziotto si sposa. Tre anni dopo, dalla Questura di Padova altre notizie: un’intimazione del ministero dell’Interno datata 8 marzo 2018 a versare 310mila euro totali, rivalutazione monetaria, interessi e spese comprese a titolo di danno alla parte lesa. Solo lui: gli altri colleghi sono insolvibili.

Nel frattempo il poliziotto non sta bene. Va in ospedale, la diagnosi è tra le più nefaste: tumore, glioblastoma al cervello.

Gravemente malato, senza soldi, incriminato e condannato “in nome del popolo italiano”il polziotto, spiega ancora il Giornale, lotta come pochi per non morire e tutti i sindacati di Polizia scrivono al ministero. Da marzo al poliziotto, viene tolto un quinto dello stipendio. I sindacati sottolineano il fatto che la Prefettura sulle prime stabilisce il pagamento di 41mila e 328 euro, successivamente il ministero dell’Interno si accorda per una somma 8 volte maggiore. Perchè?

“Trentaquattro anni di servizio all’attivo per lo Stato, 27 trascorsi al servizio della gente e torchiato negli ingranaggi della macchina della giustizia penale e contabile. Ovvero della Corte dei Conti pronta a batter cassa attraverso una procedura transattiva perfezionata”.

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