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L’amianto colpisce ancora, questa volta la vittima è stata un giovane agente penitenziario di soli 41 anni. Un padre modello, un marito esemplare stroncato in pochissimo tempo da un mesotelioma peritoneale. Ne parla il sito PoliziaPenitenziaria.it

G.Q. era piemontese, assistente capo della Polizia Penitenziaria e prestava servizio in una delle carceri della provincia di Pavia. È questo il ritratto di una persona che ha lasciato un vuoto incolmabile tra amici e familiari che ancora si interrogano su come possa aver contratto una malattia tanto rara.

Da alcune indiscrezioni sembra però che proprio di fronte la casa circondariale dove l’assistente lavorava, ci sia un capannone la cui copertura sarebbe completamente di eternit. Quindi perché l’agente del carcere si è ammalato di mesotelioma? Dove ha inalato le polveri d’amianto? E se davvero quel capannone davanti alla struttura detentiva risultasse avere il tetto ricoperto dalla fibra killer, che ne sarà dei tanti dipendenti e dei detenuti che ogni giorno sono costretti a stare lì.

Costretti a respirare quei maledetti veleni che manifesteranno i loro danni irreversibili solo tra dieci, venti anni? Che ne sarà di loro, delle loro famiglie, dei loro dolori? Se è stata accertata la reale presenza di amianto sulla copertura di quella struttura, cosa aspettano i responsabili a bonificare l’area?

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