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Grazie al medico compiacente che firmava senza battere ciglio un certificato dietro l’altro, marito e moglie si davano malati al lavoro – lei impiegata in un’azienda, lui agente della penitenziaria al Due Palazzi – e approfittavano del “tempo libero” per gestire una pizzeria. Nei guai L. M., 48 anni, la moglie T. S., 42, residenti a Cadoneghe, e il medico padovano A. A., 53. Marito e moglie, malati per i loro datori di lavoro, si davano da fare dietro il banco della pizzeria da asporto “Dall’imperatore” in via D’Alemagna all’Arcella.

I tre sono accusati di concorso in truffa e truffa aggravata e continuata: i certificati medici, infatti, attestavano una patologia in realtà insussistente – o comunque non inabilitante – inducendo in errore la ditta Zilmet di cui era dipendente T. S., che continuava a ricevere la sua retribuzione (10.152 euro complessivi più 13.462 euro corrisposti dall’Inps come indennità di malattia). Allo stesso modo M. ha continuato a percepire lo stipendio, accumulando un totale di 300 giorni di finta malattia nel 2016, 112 nel 2017 e 6 giorni a inizio 2018. Il medico A. deve rispondere di falsità ideologica per i numerosi certificati medici rilasciati a marito e moglie e attestanti patologie che in realtà non sussistevano.

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