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Dopo l’ecatombe di fine 2018 che nel giro di appena un paio di mesi, come vi abbiamo raccontato noi di sostenitori.info, aveva toccato quota 14 suicidi tra tutte le forze dell’ordine, una nuova dolorosa notizia ci arriva ad appena quattro giorni dall’inizio del nuovo anno. Un Assistente Capo Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria, di circa 41 anni, originario di Cagliari e da molti anni in servizio nel carcere di S. Vittore a Milano, si è tolto la vita nel tardo pomeriggio, sparandosi con la pistola d’ordinanza. A darne notizia sono Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE e sito PoliziaPenitenziaria.it

L’ultimo suicidio solo quattro giorni fa, quello di un Carabiniere: Giuseppe Terrana, Carabiniere di Canicattì, sposato e papà di quattro figli.

Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei quattro Corpi di Polizia dello Stato italiano”, dichiara Donato Capece, segretario generale del SAPPE.
Siamo sconvolti. L’uomo era benvoluto da tutti, molto disponibile ed era sempre a disposizione degli altri. Era in servizio al Nucleo delle Traduzioni ed era sempre solare. Per questo risulta ancora più incomprensibile il suo terribile gesto, tanto più se si pensa che era padre di due figlie”.

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Capece non entra nel merito delle cause che hanno portato l’uomo a togliersi la vita, ma sottolinea come sia importante “evitare strumentalizzazioni ma fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto. Non dimentichiamo che meno di tre settimane fa c’era già stato il suicidio di un’altra appartenente alla Polizia Penitenziaria, in servizio a Monza. Non sappiamo se, anche in questo, era percepibile o meno un eventuale disagio che viveva il collega. Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia sono in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta. Al ministro Bonafade ed ai Sottosegretari di Stato Morrone e Ferraresi chiedo un incontro urgente per attivare serie iniziative di contrasto al disagio dei poliziotti penitenziari”.

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E’ luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese: il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette ‘professioni di aiuto’, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza, spesso come in Lombardia in condizioni di lavoro difficili aggravate dall’endemica carenza di Agenti” insiste Capece.

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