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Due poliziotti sono stati presi a testate, in due episodi distinti, da altrettanti tunisini, sbarcati assieme ad altri 109 migranti nel porto di Pozzallo. Il primo agente è stato colpito dopo avere preso le difese di una operatrice umanitaria apostrofata in modo volgare da un tunisino durante le operazioni di sbarco. Lo riporta il sito BlogSicilia

Sull’episodio interviene il sindacato ITALIA CELERE

Hotspot di Pozzallo (RG) – 12 maggio 2018

Uomini del Reparto Mobile di Catania svolgono nell’ordinario e con alto senso del dovere il loro servizio.

Una operatrice viene aggredita da un tunisino e fra i due si frappone un Celerino Catanese, un Poliziotto vero con alle spalle più di 30 anni di servizio.

Il Poliziotto, G.M., cerca di fermare il tunisino che era intento ad aggredire l’operatrice, rea di essere donna e come tale non aveva e non ha diritto di parola, insultandola e minacciandola.

(aggrediscono le donne e mandano i poliziotti all’ospedale e reclamano solo per i loro diritti, gli altrui possono essere calpestati…)

Il tunisino, 27 anni, non permette al Poliziotto di farsi fermare e rifila due testate al nostro collega, tanto veloci e violente da rompergli il setto nasale.

Il collega riporta la grave frattura ed il tunisino viene tratto in arresto. Il sostituto procuratore non vuole nemmeno la direttissima e lo tiene in custodia.

Il caro ed esperto collega mi dice “più di tutto sono ferito nell’orgoglio”…..e ci crediamo!!!

Anzitutto ci stringiamo attorno al collega esprimendo, a nome di Italia Celere e credo tutti di poliziotti italiani, il nostro più caloroso abbraccio ed i migliori auguri di pronta guarigione.

Ma basta fare i buonisti, giunge il momento di mostrare il nostro sdegno.

C’è chi presenta DDL contro le Forze dell’Ordine additandole come il male della società ma questa società cosa cavolo fa per i poliziotti???? Non abbiamo sentito una parola contro quella mossa politica, loro vorrebbero una Polizia addestrata a “baci e abbracci”….ED ALLORA CI COMBATTESSERO LORO CON QUESTI PERSONAGGI CHE DI UMANO ORMAI HANNO POCO.

Schiacciare i diritti di una donna perché parla e prendere a testate un poliziotto che svolge il suo dovere non è atteggiamento da “RISORSA” per cui rispondere con “baci e abbracci” ma con la CERTEZZA DELLA PENA e con la LEGITTIMA DIFESA.

NON ci meraviglieremmo se questo soggetto ce lo trovassimo candidato alle prossime elezioni.

ORA però vogliamo che gli italiani mostrino il loro sdegno e soprattutto la loro vicinanza a chi tutti i giorni mette a rischio la propria vita.

Ed ai politici ed ai giornalisti che dicono di stare dalla parte del Buon Senso e della Giustizia chiediamo CONCRETEZZA E FATTI, BASTA PAROLE…LE PAROLE NON SERVONO PIÙ A NULLA.

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Siamo costretti ad apprendere, oltretutto, che l’aggressore tunisino era stato raggiunto da più espulsioni e, nonostante tutto, più volte è sbarcato in Italia, proprio come oggi! Di questo ringraziamo una politica scellerata e manifestamente Anti-Polizia.

Chi ha promesso in campagna elettorale una politica a sostegno della SICUREZZA dimostri fattivamente di scegliere chi opera rischiando la vita….delle vostre parole non abbiamo più bisogno!
Chi ripaga ora il collega? Chi gli paga le spese mediche? Chi lo risarcisce???

Ringraziamo il sig. Questore di Ragusa per aver subito mostrato vicinanza al collega mettendosi a sua disposizione. Ma ora c’è bisogno di un livello superiore da parte delle Istituzioni.

Nel frattempo a Taranto un nigeriano cerca di strangolare un poliziotto, salvato dai suoi colleghi, ed a Lecco un altro poliziotto viene massacrato da 2 richiedenti asilo.

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BASTA BASTA BASTA
Vogliamo che #ChiSbagliaPaga, vogliamo #CertezzaDellaPena, vogliamo #ResponsabilitaCivileDirettaMagistrati…insomma vogliamo che tutto ciò non accada più e se dovesse accadere nuovamente l’autore deve essere consapevole di passare direttamente per la galera e non vogliamo più sentir parlare di difese ad oltranza per Caino perché per noi ABELE non è vittima sacrificale ma Uomo vero da rispettare come il suo carnefice, a questo punto un po di più.

Siamo INDIGNATI. Vediamo ora chi ci ascolterà.

Andrea Cecchini Italia Celere

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