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Alla fine il GIP di Tivoli ha disposto l’archiviazione nei confronti del poliziotto che nel giugno del 2017 a Guidonia (Roma), libero dal servizio, ingaggiò un conflitto a fuoco con due rapinatori uccidendone uno e ferendone un altro, che in seguito morì. Contro il poliziotto, intervenuto fuori servizio per sventare una rapina a un’automobilista, i due puntarono due pistole, solo in seguito rivelatesi inoffensive, e l’agente fece fuoco dopo aver intimato i due di fermarsi.

Il giudice ha stabilito che il poliziotto era stato costretto a sparare perché in quel momento si trovava potenzialmente in pericolo di vita. Le pistole, infatti, erano prive del tappo rosso e del tutto simili a pistole vere, “dunque non aveva elementi per ritenere che si trattava di pistole inidonee a porre in pericolo la propria o altrui incolumità”, si legge nell’ordinanza di archiviazione. “Sono soddisfatto. Di certo, di fronte alle armi puntate, non avevo altra scelta”, dice all’Adnkronos il poliziotto non nascondendo il proprio sollievo per l’esito della vicenda.

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L’agente era stato ricevuto anche dal Capo della Polizia Franco Gabrielli, il quale nel corso dell’incontro aveva manifestato vicinanza e sostegno al poliziotto per aver correttamente eseguito le direttive emanate dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza all’indomani degli attentati di Parigi che ribadivano l’importanza di portare sempre con se l’arma in dotazione. LA DINAMICA – Il poliziotto, fuori servizio, aveva assistito alla scena. Un tamponamento, i rapinatori che scendono e aprono lo sportello della vittima e la colpiscono col calcio della pistola in testa. Allora aveva accostato lo scooter e man mano si avvicinava, pronto a impugnare la pistola. Il racconto è del messaggero: “Fermi, polizia”, non fa in tempo nemmeno a pronunciare le prime parole che si ritrova puntate addosso le pistole (poi rivelatisi false) dei rapinatori. E allora ha sparato. «Erano violenti e armati – si è sfogato poi l’agente – Ho sparato per difendermi. Ho visto la morte in faccia».

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