Condividi

È stato individuato, tra le tante macerie, il tirante che ha ceduto provocando il crollo di Ponte Morandi il 14 agosto scorso. Il reperto numero 132, sotto sequestro dentro un hangar e in partenza per Zurigo dove sarà sottoposto a una super-perizia, non è un detrito qualunque. Ma con ogni probabilità la principale prova sulle cause del crollo del Ponte Morandi.

Agli occhi degli investigatori dimostra non solo che il cedimento è avvenuto per una rottura degli “stralli” (nome tecnico dei tiranti, anima in acciaio e guaina in calcestruzzo); ma che quella lesione è stata determinata da una grave corrosione, a sua volta collegata a manutenzioni carenti.

La svolta è arrivata nel corso dell’incidente probatorio e, in base ai primi accertamenti, il tirante si è letteralmente “strappato” dalla sommità del sostegno, provocando il collasso dell’intera struttura. All’interno è stato riscontrato “un avanzato stato di corrosione” dei cavi, messo nero su bianco in una relazione per i pubblici ministeri Walter Cotugno e Massimo Terrile, titolari dell’inchiesta sulla tragedia. Alla luce di questa perizia potrebbero scattare nuove accuse.

I militari del primo gruppo della Guardia di finanza – coordinati dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco – compileranno una nuova lista con altri nomi di tecnici e dirigenti che dovevano occuparsi della manutenzione sui tiranti e potrebbero essere indagate.

Ricevi gratuitamente e direttamente sulla tua casella di posta elettronica aggiornamenti sul mondo delle Forze dell’Ordine, Video, Consigli e info su Concorsi nelle Forze Armate
Potrebbero interessarti anche
Articolo precedenteIl professor Gugliemo Stendardo: l'ex calciatore diventa docente universitario
Prossimo articoloBando ASL: bando per diventare autisti di Ambulanza, richiesta la Licenza Media