Il prete omosessuale a Libero: “Un sacerdote su due è gay”

Il prete omosessuale a Libero: “Un sacerdote su due è gay”

Il suo coming-out, nell’ ottobre 2015, fece tremare non poco il Vaticano. Si era alla vigilia del Sinodo sulla famiglia e Krzysztof Charamsa dichiarò pubblicamente di essere «omosessuale, felice di avere un compagno». Non l’ ammissione di un prete qualsiasi: Charamsa era docente alla Pontificia università gregoriana e membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ ex Sant’ Uffizio. Insomma, un pezzo grosso nella gerarchia ecclesiastica.

Seguirono giorni di panico per la Chiesa, di accuse al protagonista di aver voluto strumentalizzare il Sinodo, di essere manovrato da una lobby gay. Arrivò poi l’ inevitabile espulsione con la sospensione a divinis. «Ma oggi più che ieri – mi dice lui – sono un prete, e un prete migliore.

Oggi la mia parrocchia è il mondo». Passata la buriana, Charamsa oggi vive a Barcellona («che è Catalogna, non Spagna») con il compagno Eduard Planas, e ha raccontato in un libro la sua storia. “La prima pietra” (editore Rizzoli) è l’ autobiografia di un prete travagliato, la vita di un uomo costretto per decenni a reprimere la propria sessualità, la denuncia verso una Chiesa «omofobica, arretrata, oscurantista».

Eppure il Papa ha detto che la Chiesa dovrebbe scusarsi con i gay.
«In realtà non si capisce dai documenti ufficiali se abbia chiesto scusa a tutti i gay o a un gay specifico, il che fa molta differenza. Poi, per completezza, ha aggiunto che bisogna chiedere scusa anche ai poveri, ai bambini sfruttati. Insomma, ha relativizzato.

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