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Le armi a disposizione di Kim Jong-un si fanno di giorno in giorno più pericolose. Ogni test nucleare e ogni lancio di missili altro non fanno che avvicinare il dittatore nordcoreano al suo sogno proibito ma possibile: quello di realizzare un testata balistica nucleare di portata intercontinentale. Il vero grande obiettivo? Gli Stati Uniti.

Secondo i recenti studi e le approfondite analisi di 38 North, un servizio di monitoraggio basato a Washington, la Corea del Nord non ha ancora tra le mani una tecnologia di questo tipo. Il punto, però, è che secondo gli stessi esperti potrebbe essere soltanto una questione di tempo.

C’è una distanza enorme, infatti, tra le caratteristiche e gli elementi tipici dell’immaginario collettivo occidentale e quanto sta invece accadendo tra i serrati confini nordcoreani: l’arsenale di Kim cresce quotidianamente ed i suoi uomini sono incessantemente al lavoro sull’evoluzione di un comparto militare sempre più avanzato.

Insomma, mentre una buona metà del Paese muore letteralmente di fame, i fondi per l’industria bellica continuano a crescere.

Tanto per tracciare un quadro concreto, già oggi sarebbe in grado di sferrare un attacco convenzionale devastante su zone densamente popolate. Su tutte, ovviamente, la capitale dell’altra Corea, quella del Sud: Seul. Ma anche Tokyo, di fatto, è un obiettivo possibile da tempo.

È chiaro che il potenziale statunitense sia ben lontano dalla portata di Kim, ma va tenuta in considerazione l’ipotesi che il regime nordcoreano possa scatenare un putiferio di danni e vittime, soprattutto se considerato il carattere irascibile ed imprevedibile del temuto leader i cui sogni di propaganda si realizzano di colpo nella figura di Donald Trump. La necessità di un nemico ben individuabile, infatti, paradossalmente lo aiuta a gestire tutta una serie di beghe di quel poco che resta di politica interna e a giustificare il clima di tensione necessario per consolidare ulteriormente il suo potere.

Un terribile gioco delle parti e un vento di confronto-scontro che soffia forte e che diviene di colpo una possibilità concreta e terrificante. Perché la Corea del Nord non è la Siria ed in gioco ci sono personalità, armamenti e connessioni di un Paese e di uno scenario ben più complessi.

Il Mattino

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