«Provenzano è pericoloso, guida ancora la mafia»

SOS1306902Bologna, 3 settembre 2013 – Sebbene gravemente malato, Bernardo Provenzano è un capomafia in attività «socialmente pericoloso». Perciò deve rimanere al «41 bis». Le sue condizioni di salute e la sua ridottissima capacità di interloquire con l’esterno, che hanno determinato la sospensione del processo a suo carico per la cosiddetta trattativa Stato-mafia, non sono incompatibili con il regime di «carcere duro». Anche perché non è chiaro quanto ci sia di autentico e quanto di intenzionale nella sua manifestata incapacità di intendere e di volere.

Così ha stabilito il tribunale di sorveglianza di Bologna nell’ordinanza che respinge l’istanza con cui l’avvocato Rosalba Di Gregorio, difensore di Provenzano, aveva chiesto la revoca del «41 bis» per il proprio assistito. Raccogliendo, peraltro, il parere favorevole delle tre Procure che continuano a indagare su stragi di mafia e dintorni: Palermo, Caltanissetta e Firenze. Aveva detto di no, invece, la Direzione nazionale antimafia, proprio in considerazione del ruolo «apicale» che il detenuto ricopre ancora all’interno di Cosa nostra. Valutazione fatta propria dai giudici di Bologna, con una decisione che produce il paradossale effetto di un boss considerato al vertice dell’organizzazione e però, al momento, non processabile.

Nel provvedimento depositato ieri si dà conto di un persistente «concreto pericolo di commissione di delitti», che «non può ritenersi affatto escluso per le patologie» di cui soffre il padrino corleonese. Nemmeno il «deficit cognitivo attuale» fa ritenere affievolita la «acclarata pericolosità sociale del soggetto» che – secondo il parere dei medici che l’hanno visitato nel mese di agosto – risulta «solitamente vigile, talvolta esegue ordini semplici e risponde a semplici domande con parole di senso compiuto», nonostante «l’eloquio sia generalmente incomprensibile». Lo psichiatra ha inoltre certificato che «l’esplorazione dei contenuti mentali, non è eseguibile in quanto il paziente non risponde alle domande poste», e i giudici commentano: «Non si sa quanto e in che limite la mancata collaborazione del predetto sia voluta o non».

C’è un episodio del 17 agosto scorso, segnalato dall’amministrazione penitenziaria, che il tribunale di sorveglianza considera emblematico di una situazione nella quale non è consigliabile abbassare la guardia antimafia. Due giorni dopo ferragosto Provenzano, «durante la visita della moglie, sollecitato, la riconosceva, tanto che si commuoveva, e le chiedeva ” A putìa come va? “, ovvero “la bottega come va?”, espressione che potrebbe facilmente essere una allusione del soggetto ad affari illeciti».

È un interpretazione di cui si può pensare ciò che si vuole, e che probabilmente sarà contestata dall’avvocato Di Gregorio nella battaglia per sottrarre il suo assistito al «carcere duro». Ma i giudici, per adesso, la pongono a sostegno del loro verdetto: «In caso di allentamento del regime attuale, il condannato ben potrebbe veicolare e ricevere messaggi all’esterno e dall’esterno, con potenziale gravissimo pregiudizio per la collettività, considerati il ruolo apicale del soggetto nell’ambito dell’associazione mafiosa di riferimento e la ferocia già dimostrata, e tanto più considerato che egli è detenuto dall’11-4-2006 dopo una lunga latitanza, e che sono tuttora latitanti esponenti di Cosa nostra come Matteo Messina Denaro, già in strettissimi rapporti con Provenzano, e che si assume tuttora tenere le fila e gestire per suo conto gli interessi ed affari illeciti del clan».

Al di là delle conclusioni, dall’ordinanza sembra che la malattia che da giugno costringe il boss nel letto di un «apposito reparto» dell’ospedale di Parma (morbo di Parkinson con sintomi e patologie correlate), non sia progredita. Anzi, forse c’è stato qualche cenno di miglioramento. Nonostante le restrizioni dei contatti con l’esterno imposte dal «41 bis». Particolare che consente al magistrato Roberto Piscitello, responsabile della Direzione generale Detenuti e trattamento dell’Amministrazione penitenziaria, di sottolineare come «i giudici abbiano dato atto che Provenzano stia usufruendo delle migliori cure possibili». (corriere.it)

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