Condividi

Le somiglianze ci sono, ma con le differenze come la mettiamo? Berlusconi ha salvato la Repubblica dagli assassini dei partiti, Trump è un avversario della Repubblica americana. Storia di un circo. Uno promettente, l’altro minaccioso

berlusconitrump

Le somiglianze tra il fenomeno Trump e il fenomeno Berlusconi sono impressionanti, è fin troppo facile dirlo sebbene se ne taccia per lo più. Le elenco. Trump è un miliardario, un tycoon. Ha agito con alterni successi, e alla fine ramazzando un patrimonio assai notevole, nei campi dell’immobiliare (Milano 1, Milano 2) e della televisione, per un periodo essendo divenuto la star del reality. Vende il suo brand, in economia e in politica: repubblicano, democratico, conservatore, opportunista, boh, quel che è sicuro è solo questo, che Trump è Trump. Parla una lingua scandalosamente estranea a quella dell’establishment politico, il principale fattore del suo successo popolare o populista, fate voi, è che “la dice tutta”. Il suo slogan, “Make America Great Again”, è un calco preciso, meno la fantasia funambolica che è nel miracolismo, del famoso “Grande Miracolo Italiano” del 1994. Nei comizi non c’è un istante in cui non dica “I love you”, cioè l’Italia è il paese che amo, incipit fatale del ventennio del Cav. Afferma di essere del tutto indipendente dai donatori di quattrini alla politica, perché se la paga lui, come l’altro. E’ l’oppositore in chief del “teatrino politico” di Washington. I suoi avversari lo dipingono come un “con artist”, un imbroglione, un fraudolento. Sounds familiar? E’ già pronta l’accusa di collusioni con la mafia di Anthony “Fat Tony” Salerno e di Paul Castellano, padrini dei clan Gambino e Genovese, i suoi stallieri di Arcore. Al suo business, che è da lui descritto come la vera fonte di un successo da proiettare nella politica americana, travolgendola con una promessa di arricchimento collettivo, non si rimproverano i debiti, come fu con il Cav., ma i fallimenti, quattro, e uno statuto fiscale poco chiaro (frode fiscale?). E’ anch’egli il Cavaliere nero come lo sdoganatore di missini, perché David Duke, suprematista bianco ex Ku Klux Klan, dice di voler votare per lui, e lui alterna dissociazioni, smentite e seduzioni (anche lui, per la satira, mente sapendo di smentire). Per il numero di mogli, vince tre a due, per il resto del diletto il nostro Casanova non ha notoriamente rivali. Ha fondato una Università, la Trump University, alla quale è rimproverato, complicazioni giudiziarie comprese, il carattere fictional (ricordo che la nostra magnifica università del pensiero liberale, villa Gernetto, deve sempre essere inaugurata con una prolusione di Sir Vladimir Putin, amico di entrambi i tycoon).

Ma andiamo avanti. Dà voce a chi sente di averla perduta. E’ il profeta del common man, del ceto popolare medio e medio-basso che si radicalizza nella crisi dove la crescita americana non fa reddito, non fa abbastanza mobilità di status sociale. E’ percepito come un clown pericoloso, dialoga demagogicamente con il suo pubblico, è abile nella manovra di divisione dell’avversario e di polarizzazione su di sé dell’intero dibattito nazionale e oltre, fa ombra a tutti. Come Berlusconi. Come Berlusconi è esplosivamente individualista, autoritario o personalista soft, leadership e movimento sono lui stesso, incarnazione mitica, ma al tempo stesso è un conservatore e un liberale molto particolare, ama lo stato, non promette riforme delle pensioni e della sicurezza sociale, accetta nella sostanza la “scandalosa” riforma sanitaria di Obama (“non voglio gente che muore nelle strade respinta dai centri di cura!”, esclama a ripetizione), sebbene dica anche il contrario, e dei princìpi non negoziabili non vuole nemmeno sentire parlare (“aborto? No, grazie” sarebbe una piccola lista sua concorrente fallita, come avvenne con il Cav. nel 2008). E’ un superguascone, vuole far pagare al Messico il muro alla frontiera contro gli immigrati, vuole ridare al popolo milioni di posti di lavoro tassando le corporation che investono e delocalizzano nei mercati aperti in tutto il mondo. Vogliamo frivolmente aggiungere che la coiffure (e la mimica) dice qualcosa, in fatto di affratellamento, nell’uno per umanissimo difetto tricologico e nell’altro per un’esuberanza belluina da riporto? Aggiungiamolo, abbondiamo.

Ricevi gratuitamente e direttamente sulla tua casella di posta elettronica aggiornamenti sul mondo delle Forze dell’Ordine, Video, Consigli e info su Concorsi nelle Forze Armate
Potrebbero interessarti anche
Articolo precedenteFare la guerra in Libia ha un costo (ma anche non farla)
Prossimo articoloLa partita vera Renzi la gioca in Libia