Quando basta un titolo per per non far presentare un libro: la strana vicenda del libro “Il Faro di Mussolini”

Il faro di mussolini_cover (STAMPA).inddIl libro “Il faro di Mussolini – L’Opera coloniale più controversa e il sogno dell’Impero della Somalia Italiana. 1889-1941” del fotoreporter Alberto Alpozzi non potrà essere presentato nella serata del 24 aprile 2015 per “ragioni di ordine pubblico, considerata la prossimità con i festeggiamenti del XXV Aprile “Festa della Liberazione”.

Questa la motivazione della revoca da parte di Francesco Brizio Sindaco di Cirié, cittadina dell’hinterland torinese, della disponibilità della sala municipale, precedentemente concessa dal Comune per la presentazione del nuovo libro di Alpozzi.

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Il titolo non piace al Sindaco. Brizio forse ritiene di essere la reincarnazione di Catone “Il censore” e quindi di esercitare una sorta di potere discrezionale su quanto sia lecito pubblicare e presentare pubblicamente nella sua città.

Il titolo potrebbe causare problemi “di ordine pubblico” per quale motivo?

Dobbiamo rammentare al signor Sindaco l’opera di Antonio Pennacchi “Il canale Mussolini” vincitore del premio Strega 2010? Oppure pensa a breve di organizzare una Bücherverbrennungen (roghi di libri) come nella Germania nazista perché alcuni titoli non sono corrispondenti alla linea del suo partito?

Dobbiamo intendere che la festa del 25 aprile sia una festa politica, quindi ideologica e faziosa? Questo ci sta dicendo il Sindaco di Cirié?

Dobbiamo pensare che alcuni nel nostro paese, democratico e con libertà di opinione (fino a prova contraria, ma eccola la prova), si sia appropriato illegittimamente della cultura e della storia di un intera nazione e che dunque vi siano dei giorni nei quali esse debbano essere a senso unico?

In Italia fare ricerca e pubblicare un libro che narra vicende storiche che racchiudono un arco temporale di più di 100 anni, tra i quali anche il periodo del fascismo, è vietato?

Noi che il libro lo abbiamo letto, a differenza del signor Sindaco, e che con il resto del mondo ci confrontiamo per avere uno scambio e crescere possiamo affermare che non si tratta né di un libro politico, né ideologico, né tanto meno fazioso al pari del veto imposto atto a bloccare la presentazione del libro di Alpozzi, ma si tratta di un’accurata e minuziosa ricerca storiografica con aneddoti che spaziano anche dal cinema alla fotografia (Alpozzi è un fotoreporter e insegna fotografia al Politecnico di Torino) e soprattutto con una ricca documentazione d’archivio mai prima d’oggi pubblicata, con fonti da tutto il mondo e documenti provenienti anche da Harvard, la cui biblioteca ha richiesta copia del nuovo volume. Lo farà anche la biblioteca del Comune di Cirié?

Resta evidente che la scelta del Sindaco di Cirié, che si è soffermato pigramente alla sola copertina del libro è frutto di grave superficialità e faziosità in contrasto con gli ideali che verranno invece, a detta sua, commemorati il giorno successivo alla presentazione.

Siamo tristemente una nazione che non ha ancora fatto pace con il proprio passato e che stenta ad accettarlo come fatto storico concluso. Esistono ancora individui che devono quotidianamente nasconderlo e, cosa ancora più odiosa, piegarlo al proprio volere.

Se un nome, un semplice nome, sulla copertina di un libro o di un obelisco, e la Presidenta Boldrini sta facendo scuola in questi giorni, è ancora oggetto di strumentalizzazioni ideologiche è segno che si vuole costantemente creare ulteriore odio e etichette spesso anacronistiche invece che fare pace con il nostro passato ormai concluso.

La storia è storia e non la possiamo né cancellare né modificare, ma soltanto studiarla e analizzarla. Se si vuole guardare al futuro forse abbiamo necessità di smettere di guardare con tanto odio al nostro passato e parlare di antifascismo quando il fascismo non esiste più da quasi 80 anni. D’altronde chi non crea non può fare a meno distruggere.

Nel giro di tre giorni la presentazione del libro “Il faro di Mussolini” è stata boicottata due volte, con la medesima motivazione da un altro comune del torinese che con una telefonata ha consigliato in tono solenne di comando, “questa presentazione non s’ha da fare” e in quel primo caso l’organizzazione e l’autore, per non polemizzare hanno pacificamente, ma con sconcerto, glissato e pensato di spostare la serata in altro Comune erroneamente ritenuto più democratico. Errore!

Il 25 aprile, con i suoi partigiani liberatori, ci ha consegnato una nazione ancora più divisa di prima dove il potere viene esercitato con arroganza da chi, divinamente, si ritiene essere il depositario della cultura e della storia poiché un libro, “Il faro di Mussolini” appunto, che narra le vicende della costruzione di un faro nella lontana Somalia, ancora oggi svettante sulla punta del Corno d’Africa, con tutti i suoi progetti, lettere, telegrammi e uomini – italiani – che vi lavorarono e vissero ancor prima che il tanto vituperato Benito Amilcare nascesse, non vanno raccontate.

Raccomandiamo quindi al signor Sindaco e a quanti come lui di curarsi almeno di leggere l’aletta della copertina del libro, se la lettura dell’intero volume risultasse impegnativa, per comprendere se non altro almeno quello di cui vuole avere voce in capitolo:

“Sulla punta estrema del Corno d’Africa, dove la regina Hatshepsut inviava le sue navi per procurarsi le spezie e il poeta Arthur Rimbaud trafficava in armi, si ergeva il promontorio di Capo Guardafui, covo di pirati e teatro di naufragi e leggende, conosciuto già dagli antichi Romani e crocevia delle grandi esplorazioni dell’Africa Orientale. Un’appassionata e meticolosa indagine che esplora i luoghi dove le vite di enigmatici Sultani si sono intrecciate con corrotti avventurieri, entra nei palazzi dove furono stretti accordi segreti e si consumarono inganni che hanno segnato gli avvenimenti cruciali della storia coloniale italiana.

Protagonista di questa ricerca è il faro intitolato allo statista Francesco Crispi, che dopo 50 anni di incartamenti e diplomazia, fu eretto dall’Italia di Mussolini sul Guardafui, diventando il più grande fascio littorio esistente e simbolo dell’Impero. Un avvincente viaggio nella Somalia Italiana, la più lontana colonia d’oltremare, che riscopre un capitolo esotico e trascurato in un inedito racconto attraverso documenti che escono per la prima volta dagli archivi e le parole di uomini, le cui imprese silenziose e spesso esemplari si sono intrecciate con la Storia. I luoghi e le opere di un tempo perduto che hanno caratterizzato un’Italia dimenticata”.

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Sito web: https://farofrancescocrispicapeguardafui.wordpress.com/

In distribuzione nelle librerie dal 6 maggio 2015 ora in vendita sul sito della casa editrice al seguente link

di Massimo Martini

Roma, 22 aprile 20015

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