Quel lavorio anti-voto del partito dei presidenti

Insomma, tutta legna per il fuoco dell’antipolitica e del populismo, che nel sembra proprio aver bisogno di essere alimentato. Per questo la nuova deriva movimentista di Renzi non piace. Napolitano lo dice a chiaramente, Sergio Mattarella invece preferisce la navigazione sommersa. «Sono un arbitro – ha ricordato a Capodanno – ma appaio silenzioso solo perché i suggerimenti e le esortazioni funzionano meglio senza i proclami pubblici».

Gli altri due mattoni del muro istituzionale sono i presidenti delle Camere, ovviamente poco interessati lasciare l’incarico prima del tempo. Pietro Grasso vuole allungare il brodo il più possibile: «Ci sono le preferenze di genere alla Camera e unica al Senato, capolista nominati alla Camera e non al Senato, le pluricandidature con sorteggio alla Camera e non al Senato. È necessario sedersi intorno ad un tavolo per ridurre le differenze che determinano la probabilità di maggioranze non uguali. Ci vorrà un giorno, una settimana, il tempo che servirà». E Laura Boldrini vuole irrobustire il programma di governo. «Dobbiamo pensare ai problemi dei cittadini, alle disuguaglianze, alle povertà. Non possiamo passare mesi e mesi a parlare solo di legge elettorale come abbiamo fatto per le riforme».

Roma, 3 febbraio 2017
fonte ilGiornale