Rapita e uccisa educatrice sociale, portava un detenuto in terapia

SOS1307246Ginevra (Svizzera), 14 settembre 2013 – L’ultima segnalazione risaliva a giovedì mattina, quando erano stati visti assieme a piazza del Mercato, a Carouge, comune svizzero di 20.000 abitanti nel Cantone di Ginevra. Poi il buio. A metà mattinata di venerdì è arrivata la notizia che tutta la Svizzera temeva: il corpo di Adeline M., educatrice sociale scomparsa in compagnia del detenuto francese Fabrice Anthamatten, condannato a dieci anni di carcere per violenza carnale, è stato ritrovato senza vita a Versoix. La trentaquattrenne, madre di una bambino, avrebbe dovuto accompagnare il prigioniero in terapia in un centro sociale alle porte di Ginevra, ma il detenuto avrebbe rapito la donna e più tardi l’avrebbe uccisa. Per adesso non si sa se la vittima ha subito violenza sessuale.

RAPIMENTO – Il trentanovenne Fabrice Anthamatten stava scontando la sua pena nel carcere ginevrino di Champ-Dollon e periodicamente poteva recarsi in un centro di terapia sociale fuori Ginevra accompagnato da una guida. Adesso, dopo che la notizia è stata diffusa dal sito web del quotidiano Le Matin, gli esperti si chiedono perché gli sia stata assegnato come assistente una donna: «È davvero inconcepibile – spiega al sito web del quotidiano Le Matin Vincent Spira, ex Presidente degli ordine degli avvocati elvetici – Come si può far uscire dal carcere uno stupratore pericoloso assieme a una donna, anche se questa è una educatrice sociale professionista? Sarebbe stato più logico che il detenuto fosse accompagnato da un uomo. Spero davvero che questo caso non metterà a repentaglio l’esistenza del centro di terapia sociale che funziona particolarmente bene .Molti dei miei clienti ci sono stati e le loro condizioni sono migliorate in un modo che nessuno avrebbe mai immaginato».

POLEMICHE – Dopo che la notizia della scomparsa della coppia era stata diffusa, i presunti avvistamenti dei due si erano moltiplicati. Secondo la polizia elvetica i due sarebbero stati segnalati su una Citroen Berlingo bianca nel pomeriggio di giovedì a un centinaio di chilometri da Ginevra. Naturalmente erano state contattate anche le polizie dei paesi che confinano con la Svizzera, in tanti accusano gli inquirenti di essersi mossi troppo tardi. Da parte sua, già giovedì pomeriggio, la polizia elvetica aveva definito la situazione «preoccupante» e aveva dichiarato di temere che si ripetesse la tragedia di Maria, ragazza elvetica rapita e uccisa lo scorso maggio da Claude Dubois, assassino che era stato rilasciato dalla polizia da qualche giorno. Un avvocato di Ginevra, che preferisce rimanere anonimo, spiega al sito del quotidiano elvetico che lo scopo della detenzione nel carcere di Champ-Dillon, che ospita detenuti pericolosi, è quello di recuperare e riabilitare i carcerati: «Probabilmente per consentire a Anthamatten di uscire dal carcere, qualcuno ha stabilito che non mostrava più segni di pericolosità. Mi chiedo chi abbia preso questa decisione? Prima o poi lo sapremo. E capiremo anche perché la giovane educatrice sociale è stata lasciata sola con lo stupratore». (corriere.it)