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Una storia particolare ha toccato i nostri cuori, è quella della piccola Rebecca Maria Abate, nata a Lucera il 22 aprile del 2008, la quale nominata “Alfiere della Repubblica” il prossimo 13 marzo parteciperà – insieme ad altri 28 coetanei meritevoli – alla cerimonia di consegna degli attestati al Quirinale. Il riconoscimento è ogni anno conferito a quei giovani “che si sono distinti come costruttori di comunità, attraverso la loro testimonianza, il loro impegno, le loro azioni coraggiose e solidali”. Sono giovani, nati tra il 1999 e il 2008, che rappresentano modelli positivi di cittadinanza e che sono esempi dei molti ragazzi meritevoli presenti nel nostro Paese. La storia di questa giovanissima ci viene raccontata dettagliatamente da Repubblica in un articolo di Anna Puricella. Per il pezzo completo, consultare il link originale

“Rebecca Maria Abate è una dei 29 alfieri nominati dal presidente della Repubblica Sergio Matterella, distintisi come “costruttori di comunità”. Il motivo? “L’aiuto che è riuscita a dare a una compagna di scuola con grave disabilità ha consentito a questa di uscire dal silenzio e di aprire una comunicazione con l’intera classe. Una storia bellissima, che va avanti da anni.

La racconta il papà Stefano: “Rebecca e la sua amica si conoscono da quando erano piccole, hanno frequentato la stessa classe dalla seconda alla quinta elementare. E da quando aveva sei anni Rebecca ha creato un ponte fra lei e il resto della comunità scolastica: accudiva la sua compagna, mangiava con lei”.

Per Rebecca era istintivo: quando vedeva la sua compagna in difficoltà si alzava dal suo banco e andava da lei, le puliva le labbra, la aiutava a mangiare e pian piano anche a comunicare. Nonostante ci fosse l’insegnate di sostegno, nonostante all’inizio i docenti tentassero di bloccarla dicendole di stare seduta al suo posto. La sua piccola ribellione è diventata la prassi: nessuno poteva vietare quell’avvicinamento, e i docenti stessi si sono resi conto del legame che si era creato fra le due bimbe, tanto da segnalarlo al preside, che a sua volta l’ha fatto presente al presidente della Repubblica. (…)

“le uscite nei campi con il padre, che è agronomo e ora si chiede se magari è stato proprio il contatto con la natura e con chi lavora in agricoltura a rendere sua figlia così aperta, serena e sensibile. Ovviamente l’amica c’è sempre. Come l’hanno presa, i genitori della bambina che lei ha aiutato per tanti anni? “Ci hanno ringraziato, si sentono lusingati – continua Stefano – anche perché sono di origine marocchina, e in una realtà piccola come quella di Lucera non è sempre facile integrarsi”.

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