Reclutatore Isis pentito e condannato a 8 anni: “Voglio tornare in Italia”

La Corte d’Assise di Milano ha condannato a 8 anni di carcere Monsef El Mkhayar, presunto foreign fighter marocchino di 21 anni partito per la Siria nel 2015 dall’aeroporto di Orio al Serio.

Il giovane era arrivato in Italia da Casablanca nel 2010 per raggiungere la madre, poi aveva vissuto in una comunità di accoglienza per minori a Vimodrone, dove aveva conosciuto l’amico Tarik Aboulala con il quale aveva deciso di arruolarsi nelle milizie dell’Isis. Tarik è morto in combattimento nei mesi scorsi. Monsef, invece, dopo una prima fase di feroce entusiasmo per il progetto del Califfato, adesso starebbe tentando di tornare in Europa con la ragazza siriana che nel frattempo ha sposato e la figlia piccola. A dirlo, nel corso del processo, è stata la zia del presunto terrorista, Malika. In una telefonata che il nipote le ha fatto poche settimane fa, avrebbe ammesso di non farcela più.

«Vedo gente sgozzata, teste mozzate e tutto questo sangue. Voglio tornare in Italia ha aggiunto – voglio uscire e scappare dalla guerra perché non ho trovato quello che cercavo». Un desiderio confermato anche dalle indagini dalla Digos, che hanno accertato come il 21enne marocchino avrebbe davvero intenzione di fare rientro in Europa, probabilmente in un Paese del Nord nonostante il rischio di essere arrestato. La sua famiglia, rimasta in Italia, starebbe cercando di aiutarlo a pagare il viaggion di ritorno.

Il presunto pentimento di Monsef tuttavia non è bastato a evitargli la condanna. La Corte, presieduta da Giovanna Ichino, infatti, ha accolto la richiesta di pena avanzata dal pm Piero Basilone, che nella requisitoria ha ricordato come Monsef avesse sempre «dato problemi per la precaria situazione familiare, il precoce uso di alcol e droghe e il carattere aggressivo». Definito estremista e «pervaso da fanatismo religioso», il 21enne aveva cercato anche di inculcare in altri giovani le sue idee, arrivando a minacciarli sui social network.

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