Reggio Emilia, violentò 13enne disabile. Libero fra un anno

Cinque anni e 4 mesi al pakistano reo confesso. Con gli sconti a inizio 2019 potrà uscire

REGGIO EMILIA E’ stato condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi il 21enne pakistano Akhtar Nabeel, reoconfesso, che, nel luglio scorso, abusò a Fabbrico di un ragazzino disabile.

Questa è la sentenza, per effetto del rito abbreviato dagli iniziali otto anni richiesti, che ha condannato il 21enne pakistano, carcerato un mese dopo in virtù dell’appello del sostituto procuratore contro la decisione di tenerlo in libertà.

Il tribunale ha accolto la richiesta dei legali dell’imputato di riqualificare il reato da violenza sessuale ad atti sessuali con minori, oltre alle attenuanti generiche.

 

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Il magistrato aveva chiesto per il pakistano una condanna di dodici anni.

La vicenda aveva suscitato molto scalpore nell’estate scorsa anche perché il giudice aveva rimesso in libertà il pakistano, che era un richiedente asilo, imponendo solo l’obbligo di firma e il divieto di avvicinamento alla vittima, mantenendo il divieto di espatrio.

Così spiega il Carlino: “Non poteva stare più ai domiciliari perché chi lo ospitava, quando emerse la terribile vicenda, gli negò la casa. Il gip non poteva prescrivergli i domiciliari, ma al carcere preferì l’obbligo di firma in caserma e il divieto di avvicinamento al bambino. «Riferendosi al fatto che il 21enne si era ‘chiuso’ in casa, scrisse che aveva dimostrato «straordinaria autodisciplina» e che quindi si poteva disporre una misura alternativa al carcere.

 

Il 21enne Akthar Nabeel, condannato con rito abbreviato a cinque anni e quattro mesi

 

Parole che scatenarono lo sdegno dell’opinione pubblica, l’avvio di un’azione disciplinare da parte del Guardasigilli Andrea Orlando e di un iter da parte del Csm per valutare un’eventuale incompatibilità ambientale o funzionale del giudice. Il magistrato Maria Rita Pantani aveva impugnato la decisione del giudice al Riesame, che dispose il carcere. Ma il 21enne, difeso dall’avvocato Domenico Noris Bucchi, preferì evitare il ricorso e accettò la detenzione, scattata dal 3 ottobre 2017 a Piacenza: «I tempi del ricorso in Cassazione – commentò allora il legale – avrebbero potuto significare un anno di libertà»”

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