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L’esame del Dna avrebbe confermato che la paternità del bambino nato nell’autunno dle 2018 all’insegnante 35enne di Prato, indagata per atti sessuali su minore, va attribuita allo studente 15enne con cui la donna avrebbe avuto una relazione. Gli inquirenti hanno avuto modo di confrontare i Dna del figlioletto e anche dell’adolescente. Il minore, dalla primavera 2017, frequentava la docente per prendere ripetizioni di inglese.

“La verità dei fatti – ha detto uno degli avvocati della professoressa, Mattia Alfano – secondo noi prescinde da questo risultato”. L’insegnante è stata sentita circa due ore e mezzo e l’interrogatorio è stato secretato. La professoressa di inglese è arrivata in procura con il marito (che peraltro ha riconosciuto il bambino come proprio), passando da un’entrata secondaria mentre i suoi avvocati hanno raggiunto gli uffici dei pm dall’ingresso principale, ma senza rilasciare dichiarazioni. All’interrogatorio, oltre ai due sostituti procuratori titolari dell’inchiesta, ha partecipato anche il capo della squadra mobile Gianluca Aurilia che guida le indagini, scaturite da una denuncia dei genitori del 15enne presentata contro la donna.

La famiglia del ragazzo ha querelato l’insegnante, che è una loro conoscente, anche per la nascita del bambino, circostanza che la 35enne avrebbe fatto presente al giovane mettendolo così in crisi. Forse anche per questo il ragazzo si è confidato con i genitori che hanno riferito tutto alla polizia. Oltre all’esito dell’esame del Dna, ulteriori spunti per l’indagine potrebbero arrivare dall’analisi dei contenuti dei telefoni della docente e del ragazzo. (tgcom24)

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