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Dopo due anni premier bocciato anche su riforme, sicurezza e immigrazione. I giornali tacciono, ma il suo consenso è in calo

Per un attimo, forse per qualche ora, si è acceso un grande riflettore dal punto di osservazione più interessante d’Europa. Ha illuminato il campo dove si gioca la partita per la sopravvivenza economica e perciò politica del nostro Continente.

E con questo ha reso possibile, a chiunque sia dotato di medio raziocinio ed elementari mezzi logici, di trasferire gli stessi criteri al recente 2011.

Osservatorio e riflettore coincidono con Mario Draghi e le sue parole nel discorso di giovedì su inflazione e politica monetaria. Ha detto: «Ci sono forze nell’economia globale di oggi che cospirano per tenere l’inflazione bassa». Interessante. Denunciando l’esistenza di forze mobilitate per danneggiare l’Europa tenendo bassa l’inflazione e dunque spingendo verso la recessione e la deflazione, Draghi allarga il raggio di quella che è stata la nostra documentata denuncia sull’imbroglio dello spread nel 2011. Dopo di che è partita la corsa alla traduzione eufemistica. Invece di affrontare lealmente la questione sollevata da Draghi, nel silenzio assordante dei giornaloni, si sono mossi alcuni commentatori di seconda fila. Si è ricondotto Draghi sul sentiero della banalità. Cospirare è stato trasformato in «concorrere». Draghi sta attento alle virgole e ai millesimi, ed è perfettamente consapevole che il linguaggio di chi è presidente della Bce non deve consentire sospetti. Dunque, ha voluto quella parola: «conspirating».

Censura del silenzio da parte dei giornaloni, e tentativo di ridicolizzazione da parte dei para-intellettuali al seguito. La stessa congiura che ha occultato e continua a occultare il puntuale fact-checking (verifica fattuale) del governo Renzi che nei giorni scorsi ho proposto pubblicamente, e che oggi ripropongo qui, sul nostro Giornale, ormai unico strumento libero davvero.

Matteo Renzi giurava sulla Costituzione il 22 febbraio 2014 e diventava presidente del Consiglio. Forniamo una premessa di metodo e ce ne dichiariamo debitori al professor Angelo Panebianco. Il quale, nell’editoriale del Corriere della Sera di giovedì, ha individuato quattro tavoli tematici: economia, sicurezza e immigrazione, sociale, riforme.Anticipiamo qui quale siamo certi sarà la pietra d’inciampo per la caduta rovinosa di Renzi e del suo governo: l’economia. Sarà l’insostenibilità del carico fiscale. Sarà la necessità imposta dalla Commissione europea di rientrare dolorosamente nei parametri di bilancio. Renzi vedrà il suo consenso ridursi mano a mano che si riveleranno fasulli i suoi annunci di crescita e di svolta, e questo fallimento comporterà inesorabilmente la sua sconfitta nel referendum confermativo delle riforme costituzionali.

ECONOMIA
Mercato del lavoro. Matteo Renzi il 1° aprile 2014 dichiarava: «Vedrete che il mercato del lavoro porterà l’Italia sotto il 10% nel tasso di disoccupazione». Come è andata? La disoccupazione a dicembre 2015 era all’11,4%. Bocciato.
Riforma della Pa. Il 12 marzo 2014, Renzi si impegnava a «portare a casa» la riforma della Pa entro aprile 2014. Come è andata? Dei decreti legislativi di attuazione il 21 gennaio 2016 sono stati diffusi i titoli, ma nessun testo normativo è stato ancora prodotto. Anche qui: Renzi bocciato.
Riduzione delle tasse. Per Matteo Renzi ci sarebbe dovuta essere la più grande riduzione della pressione fiscale della storia. Come è andata? In Italia dal 2014 al 2015 è aumentata dal 43,4% al 43,7%. E continuerà ad aumentare fino al 44,3% del 2017.4 Contrattazione con l’Europa. Per Renzi con il suo governo l’Italia avrebbe dovuto tornare protagonista in Europa. Come è andata? In Europa non è gradito l’atteggiamento arrogante e spaccone del premier che viene puntualmente redarguito, almeno due volte al giorno.
SICUREZZA E IMMIGRAZIONE
Al governo, Renzi ha sbagliato tutto. Sia in politica interna che in politica estera. Con il bel risultato che l’Italia non conta niente nell’Ue e nel panorama internazionale. L’unica battaglia (si fa per dire) che Renzi ha voluto portare avanti è stata, in tema di immigrazione, quella contro l’Ue, volta a ottenere che i fondi versati per i migranti alla Turchia fossero scomputati dal calcolo del rapporto deficit/Pil ai fini del rispetto del Fiscal Compact. Renzi ha creato ad arte questa polemica per avere un’arma da utilizzare nel negoziato per l’approvazione della sua Legge di stabilità tutta irresponsabilmente in deficit. Ma l’Europa non l’ha bevuta.

SOCIALE
Il tavolo del «sociale» è quello su cui Renzi ha toccato davvero il fondo. Ha basato tutta la sua politica economica su bonus della più varia natura e sulle assunzioni nella scuola pubblica. Il filo conduttore unico è evidente: comprarsi il consenso. Piccole mance a tanti per ottenere voti. Peggio della peggiore Prima Repubblica. Il punto è che per finanziare i suoi provvedimenti clientelari Renzi ha aumentato la spesa pubblica, il deficit di bilancio e di conseguenza il debito pubblico. E non finisce qui: ha aumentato la pressione fiscale, anche sui beneficiari dei vari bonus, e ha introdotto nuove tasse. Peggio di così non poteva fare.

RIFORME
Matteo Renzi ha incentrato la sua attività di governo su due riforme: legge elettorale e riforma costituzionale. Ha legato, poi, il suo destino politico all’esito del referendum. Una riforma Costituzionale, quella voluta da Renzi, assolutamente inaccettabile sia dal punto di vista dei contenuti sia dal modus operandi del governo, che tira dritto tra forzature ed imposizioni. Inoltre, il combinato disposto produce un mostro giuridico e il rischio di una pericolosa deriva autoritaria. Anche l’esito del fact-checking sul «quarto tavolo», pertanto, è negativo: bocciato.

Renzi non tocca palla in Europa. Censura: nessuno lo dice. Il nostro sistema bancario sta collassando causa adozione frettolosa del «bail in». Censura: nessuno lo dice. L’economia italiana è allo stremo. Censura: nessuno lo dice. Palazzo Chigi è nel caos: occupazione sistematica delle poltrone e del potere. Censura: nessuno lo dice. Renzi viene trattato in Europa come un inaffidabile piantagrane che non legge né conosce i dossier. Censura: nessuno lo dice. C’è un enorme conflitto di interessi nel governo Renzi ancora su banche e sul potere che ne deriva. Censura: nessuno lo dice. E l’elenco potrebbe continuare. Ma i giornaloni e i giornalini, i telegiornaloni e i telegiornalini a caccia di benevolenza monetaria e regolativa tacciono o raccontano l’esatto contrario. Un complotto negazionista in piena regola, che finirà come finiscono sempre queste tristi e tragiche storie: solo grazie alla democrazia. Un bel no al referendum costituzionale per mandare a casa Renzi.

8 febbraio 2016

IlGiornale

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