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Servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Viterbo mai effettuati o gonfiati: una truffa ai danni delle amministrazioni locali che, nel solo 2014, ammonterebbe a circa 1 milione e 400mila euro. È quanto emerso da un’indagine dei carabinieri del Noe di Roma, guidati dal maggiore Pietro Rajola Pescarini, della compagnia Carabinieri di Tuscania e della polizia stradale di Viterbo che ha portato all’ arresto di 9 persone, finite tutte ai domiciliari. Tra questi c’è anche Francesco Zadotti, commercialista romano e presidente della Ternana calcio, in qualità di responsabile amministrativo dell’impianto di Casale Bussi, posto sotto sequestro condizionato. Zanotti viene considerato dagli investigatori uomo di fiducia del patron dell’ex discarica romana di Malagrotta, Manlio Cerroni, già coinvolto in un’ inchiesta sui rifiuti. A quanto ricostruito, inoltre, la Ecologia Viterbo, società coinvolta nell’inchiesta, sarebbe in parte di proprietà, secondo gli investigatori, di una di quelle della holding del gruppo Cerroni. Le indagini, avviate nel giugno del 2014, hanno seguito due filoni: uno riguarda l’appalto di raccolta dei rifiuti e igiene urbana del capoluogo e l’altro il trattamento dei rifiuti nell’ impianto di trattamento meccanico biologico di Casale Bussi. Nel primo caso sarebbero stati percepiti compensi per servizi di raccolta di rifiuti e igiene urbana mai effettuati o svolti solo in parte. Una truffa che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata possibile grazie alla complicità del dirigente del Settore Ambiente e Lavori Pubblici del Comune di Viterbo, finito ai domiciliari. Per chi indaga l’uomo avrebbe favorito la Viterbo Ambiente Scarl, società che si occupa di raccolta dei rifiuti e di servizi di nettezza urbana nella città, omettendo controlli e consentendo di far percepire compensi non dovuti. Per evitare le verifiche sarebbero stati staccati anche i sistemi gps dai mezzi.

Il secondo filone si è concentrato, invece, sullo smaltimento e il recupero dei rifiuti urbani. Dalle carte dell’inchiesta emerge che i vertici della società Ecologia Viterbo, che gestisce l’impianto posto sotto sequestro, negli anni avrebbero prodotto «atti e documenti ingannevoli» sull’idoneità a produrre combustibile da rifiuto (c.d.r.) e frazione organica stabilizzata (f.o.s.) per ottenere una tariffa più alta rispetto ai servizi erogati. Compensi che, secondo gli inquirenti molte amministrazioni comunali delle provincie di Viterbo, Rieti e Roma avrebbero versato convinte del corretto del recupero dei rifiuti conferiti mentre la produzione di cdr fino al 2012 non sarebbe mai avvenuta e successivamente in quantità inferiore rispetto a quella dovuta e di scarsa qualità.

«È il primo viaggio di prova che ha dato a quell’impianto nuovo, al Nord. Loro dicono che il rifiuto puzza» avrebbe detto uno degli arrestati in una conversazione intercettata contenuta nelle carte dell’inchiesta. Mentre in un’altra occasione un altro degli arrestati avrebbe raccontato «È venuta su tutta roba fradicia, proprio fradicia».

Fonte Il Messaggero

Viterbo, 10 giugno 2015

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