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SOS1307169Milano, 12 settembre 2013 – Quando Greta sarà grande, e chiederà come è stato il giorno della sua nascita, la mamma le parlerà di una corsa in auto in tangenziale, a più di 150 all’ora, e le racconterà quel che è accaduto poco prima delle cinque di martedì pomeriggio: «Mi tenevo al sedile dell’auto e alle maniglie, sentivo che la bambina stava nascendo, avevo paura di schiacciarla. Mio marito continuava ad accelerare, è stato pericoloso, ma ormai non avevamo più scelta. Così la bambina è nata, l’ho tirata su, me la sono appoggiata sulla pancia, pelle a pelle, la macchina continuava a correre, a quel punto ho solo sperato che andasse tutto bene». Pochi minuti dopo, l’auto arriva al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo. E questa è la parte buona della storia, perché i medici visitano la bambina, Greta sta bene. Il resto della giornata sembra invece difficile da credere, se si pensa che siamo a Milano, anno 2013, nella città celebrata per le eccellenze sanitarie: Claudia, la mamma di Greta, per due volte si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale Buzzi. E per due volte è stata rimandata a casa. «Stia tranquilla. C’è tempo». Per questo ha partorito in auto.

La vicenda comincia all’alba. Claudia ha già un figlio, è alla seconda gravidanza, all’accettazione del pronto soccorso del Buzzi spiega di avere le contrazioni. Viene trattenuta in ospedale per qualche ora, e dimessa intorno alle dieci e mezza. Torna a casa. È con sua mamma. Un paio d’ore dopo dice: «Dobbiamo tornare in ospedale, sta per nascere». Nuovo viaggio, stesso percorso: da Locate Triulzi al pronto soccorso del Buzzi. Ancora accettazione. Ancora i controlli medici. E alla fine parole molto simili a quelle già sentite la mattina: «Signora non è il momento, torni a casa, faccia un bagno caldo, stia tranquilla, ci vediamo quando sarà il momento». Il momento è arrivato poco dopo.

Claudia torna a casa alle tre del pomeriggio («avevo già partorito una volta – racconta – i segnali erano chiari, direi quasi “da manuale”») e quando sono passate le quattro dice al marito, Daniele: «Non possiamo più aspettare, portami in ospedale»). I due si rendono conto che c’è poco tempo. Imboccano la tangenziale, puntano verso il pronto soccorso più vicino. «Di tempo invece non ce n’era più», racconta Claudia. Che è arrivata al San Paolo con la bambina in braccio; all’inizio nessuno riusciva a crederci, poi quando si sono resi conto di quel che era successo i medici l’hanno circondata, portata in sala parto, curata. «Credo che faremo una denuncia – conclude la mamma – perché una cosa del genere non è accettabile, siamo stati fortunati, sono riuscita a mantenere la calma e a trovare la forza, ma allo stesso tempo sono ancora sotto choc». Passerà presto, e lei a Greta racconterà anche questo. (corriere.it)

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