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Vicenda già vista: stavolta però il militare in questione viene assolto dalla magistratura, per aver utilizzato legittimamente la pistola. Bisognerebbe esultare, direte voi. E invece no: perché l’Arma sta pensando di togliergli uniforme e distintivo, in sostanza di licenziarlo. Nonostante l’assoluzione.

Non si tratta di una delle classiche barzellette sui carabinieri che si raccontano sotto l’ombrellone per far ridere amici e parenti, ma dell’assurda storia (vera) di un maresciallo campano in servizio nella Capitale, al secolo Raffaele Russo.

COSA E’ SUCCESSO?

Siamo a Roma, in via Ozanam. È il 16 marzo dello scorso anno. Intorno alle 18, una Mini Cooper con a bordo due persone prova a mettere in atto la classica truffa dello specchietto ai danni di un ignaro signore. I carabinieri della Compagnia di Roma San Pietro però li stanno pedinando e li pizzicano con le mani nella marmellata. La dinamica successiva emerge dalle carte dei processi: i militari con la gazzella sbarrano la strada ai malviventi mentre un carabiniere in divisa scende dal mezzo e si piazza “di fronte all’autovettura intimando l’ALT“; nel frattempo “il maresciallo Russo” si avvicina “di corsa al veicolo” per dare manforte. Sembra che tutto vada secondo i piani.

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