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Ma a un certo punto il conducente effettua “una manovra improvvisa“: ingrana la retromarcia, si smarca dal posto di blocco e “innesta immediatamente la prima” tentando “di investire il militare” in divisa. Il primo carabiniere si getta di lato per salvarsi la vita e l’auto continua la sua folle corsa. Sulla traiettoria c’è Russo che sta accorrendo in aiuto del collega. I malviventi lo “puntano” e lui “per evitare di essere investito” si sposta di lato “esplodendo un colpo di arma da fuoco in direzione dell’auto in fuga”. Sfortuna vuole che il proiettile finisca contro “una donna e sua figlia che viaggiavano a bordo di uno scooter” nella stessa direzione del malviventi. Come si dice: erano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Dopo la corsa in ospedale, il ricovero e le prime paure, le due donne sono fuori pericolo. Nessuna conseguenza grave: hanno pure ritirato la querela inizialmente presentata: lo stesso non si può dire per il malcapitato carabiniere che ha avuto l’ardire di premere il grilletto. Sette mesi dopo, infatti, il Comandante di Corpo gli ha inflitto una sanzione disciplinare di cinque giorni di consegna di rigore. La più grave delle punizioni militari di corpo. Il motivo? Aver esploso un colpo di pistola “incurante delle specifiche circostanze e condizioni ambientali”.

Il fatto è che nessun magistrato ha ritenuto necessario processare il militare per uso illegittimo dell’arma o per eccesso di legittima difesa. Anche il giudice militare, su concorde richiesta del pm, ha archiviato il caso, sentenziando che “l’esplosione del colpo possa ricondursi alla necessità di vincere una resistenza o respingere una violenza nell’adempimento del dovere”. Cioè, il carabiniere aveva tutto il diritto di sparare. In fondo i testimoni giurano che se Russo “non si fosse spostato, sarebbe stato sicuramente investito o arrotato dal veicolo in fuga”. Tanto che il malvivente alla giuda dell’auto è stato poi condannato per tentato omicidio del maresciallo.

Ci si aspetterebbe un finale del tipo “tutti vissero felici e contenti”. Ma non è così. La sanzione disciplinare rischia infatti di interrompere la carriera militare di Russo. Il carabiniere ha fatto richiesta di ammissione al servizio permanente, ma il Comando Generale gli ha comunicato che “sta valutando di non accoglierla” proprio per colpa di quei cinque giorni di rigore e della valutazione caratteristica assegnatagli dai superiori. Una beffa: i magistrati ti assolvono e l’Arma ti punisce.

Secondo il Comando, il militare non avrebbe “sufficiente affidabilità” e poi ci sarebbe quel giudizio valutativo “inferiore alla media” redatto dai superiori – guarda caso – nel periodo che comprende il fattaccio. “Russo è risultato tra i migliori del suo corso di Marescialli – spiega però l’avvocato Giorgio Carta che lo difende – e il comandante di compagnia dove adesso fa servizio ha dato parere positivo al suo passaggio al servizio permanente”.
Una vicenda intricata, dal finale imprevedibile.

fonte: ilGiornale

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