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In 25mila, secondo gli organizzatori, hanno partecipato al corteo intitolato “Italia Sovrana”, organizzato dal partito di Giorgia Meloni, per chiedere di andare subito al voto, uscire dall’euro e fermare l’immigrazione clandestina. In piazza sindaci, movimenti pro-vita, bandiere russe e foto di Trump. Vediamo come ci raccontano le due manifestazioni gli inviati de Il Giornale.

Ad aprire il corteo è Giorgia Meloni. Dietro di lei, decine di sindaci dei comuni italiani, con le fasce tricolori e uno striscione che recita: “Noi siamo l’Italia sovrana”.

Sono venuti da tutta Italia, in 25mila secondo quanto comunicano dal palco gli organizzatori, per chiedere l’uscita dall’euro, il blocco dell’immigrazione clandestina, il taglio delle tasse ed elezioni subito. Temi, questi, sui quali, secondo Matteo Salvini, sentito da ilGiornale.it, “il centro destra può e deve compattarsi”. A sfilare per le vie della capitale assieme a Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Giovanni Toti, ci sono i sindaci contro i profughi, gli abruzzesi colpiti dall’emergenza neve, i movimenti pro vita e per la famiglia tradizionale, e anche una delegazione con le bandiere russe e le foto di Putin e di Trump.

Fanno fare gli stage agli immigrati e i nostri ragazzi vanno fuori: si chiama sostituzione etnica”, urla dal palco Giorgia Meloni. E in prima fila al corteo c’è pure Joe Formaggio, il sindaco di Albettone, in provincia di Vicenza, famoso per aver “vietato l’ingresso” a nomadi e migranti nel suo comune. “Ho alcuni colleghi che hanno più immigrati che cittadini all’interno del proprio territorio e questo non deve assolutamente avvenire, è un disastro”, dice il sindaco di Albettone, “nel mio comune fortunatamente non ho nessun profugo e non intendo nemmeno ospitarli perché te ne mandano uno e dopo ne arrivano cento”.

Tanti gli striscioni portati in piazza. Da quello con scritto “La pazienza è finita: elezioni subito”, a quello con Renzi, Gentiloni e Alfano raffigurati come i “buffoni di corte”.

Si canta l’inno nazionale e si intonano cori contro il premier Gentiloni. Chiede di andare subito alle urne anche la rappresentanza della sezione abruzzese di Fratelli d’Italia, che ha sfilato al corteo, dietro uno striscione con scritto “l’Abruzzo non si arrende”.

Abbiamo vissuto dei giorni drammatici nella provincia di Pescara, interi Paesi isolati a causa della neve, senza luce e senz’acqua, qualcuno è morto per mancanza di medicinali, molti allevatori hanno visto morire i propri animali e molti animali sono ancora abbandonati nelle stalle non raggiungibili”, denuncia un manifestante che arriva dalla provincia di Pescara, “al governo diciamo di andare via, perché illegittimo, e soprattutto di guardare all’Abruzzo con un occhio benevolo perché abbiamo milioni di danni”.

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