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Mentre l’asse economico russo-tedesco si rafforza sempre di più attorno al progetto di raddoppio del gasdotto Nord Stream 2, cresce il rischio di un isolamento della posizione italiana in Europa e nei confronti di Mosca. Berlino e Mosca stanno portando avanti i loro piani con tenacia, ha confermato a Bloomberg lo stesso commissario Ue all’Energia, Sefcovic: “All’inizio circolava la voce che (il Nord Stream 2, ndr) fosse un progetto esclusivamente commerciale, ma non ricordo nessun accordo commerciale che è stato discusso così intensamente e un così alto livello politico”.

Nonostante l’opposizione dei paesi orientali dell’Ue, la tela di Gazprom per creare il consenso diplomatico necessario al tubo si sta allargando, ecco perché Sefcovic ha ritenuto opportuno lanciare l’allarme.

Fonti diplomatiche interpellate dal Foglio riferiscono che, in occasione della sua ultima visita a Vienna, il presidente russo Putin abbia ottenuto l’avallo per il Nord Stream 2 anche dal presidente austriaco Fischer e il fatto che il capo di Gazprom, Alexei Miller, non abbia voluto commentare sugli esiti dei negoziati con le controparti austriache potrebbe rappresentare una conferma.

Inevitabilmente si tratta di evoluzioni che più o meno direttamente affievoliscono la posizione italiana nei confronti di Mosca, proprio a partire dalla partita energetica. Nonostante, la Russia – dopo la firma a Roma del memorandum d’intesa tra Edison, Depa e Gazprom per il progetto del gasdotto Poseidon – continui a ribadire la propria intenzione di continuare a garantire forniture di gas, come ha detto il ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, a Roma nessuno ha indicato su quali presupposti strategici, industriali concretizzare l’intesa o, al contrario, respingere le avance del Cremlino.

Negli ultimi mesi sono aumentati i mal di pancia in ambienti economici russi per quello che sembra un generale disimpegno dell’Italia. Non c’è solo il Nord Stream. Eni è impantanata nel sistema delle sanzioni e Saipem non è riuscita a vedersi accordata alcuna misura compensatoria dopo la cancellazione del contratto miliardario per il South Stream, anche altri colossi di stato italiani rivedono le loro priorità.

Enel starebbe per cedere la sua più grande centrale elettrica in Russia, quella di Reftinskaya, dopo aver registrato perdite sul mercato russo pari a 705 milioni di dollari l’anno scorso. Finmeccanica, che aveva lanciato in pompa magna la joint stock company tra Alenia Aermacchi e la russa Sukhoi per la costruzione e lo sviluppo del Superjet 100, ha ridotto sensibilmente la sua presenza (dal 25 al 5 per cento).

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