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Violentata a turno da tre giovani che hanno filmato gli abusi. La vittima è una ragazza americana di 19 anni che da tre mesi era a Catania ospite alla “pari” di una famiglia per la quale faceva la baby sitter. I tre, giovani della città ‘benè, sono stati arrestati dai carabinieri. Sull’episodio sui è espresso anche Matteo Salvini. Lo ha fatto, come spesso accade, su Facebook, pubblicando un articolo del sito “La Sicilia”: “Per i vermi violentatori di Catania che hanno stuprato una turista nessuno sconto: certezza della pena e castrazione chimica!”

Nei particolari entra il sito tgcom24: “Quando mi hanno spinta in macchina con forza, sono riuscita a mandare un messaggio vocale a un amico – racconta – gli ho sussurrato: ‘Per favore aiutami, ci sono dei ragazzi, non voglio’. E lui, prima mi ha risposto che non capiva, poi che non aveva l’auto e non poteva aiutarmi. Una cosa assurda”. E’ parte del terribile racconto della diciottenne americana stuprata a Catania da tre uomini. Una violenza che, forse si poteva evitare.

“Scrivete pure di Salvo – dice ai carabinieri – sono riuscita a mandargli cinque messaggi vocali mentre mi violentavano, l’ ho chiamato due volte. Ma continuava a dire che non capiva. E quando quella notte da incubo è finita, gli ho scritto un ultimo sms: Ti odio davvero”. Eccoli, riporta Repubblica, i Whatsapp rimasti senza risposta.

Ore 23,12: “Io sto male, aiuto me”. Ore 23,14, si sente la voce di uno degli stupratori: “Compare, te la posso dire una cosa? A chidda ma isu iu”. A quella me la alzo io. Ore 23,17: “Aiuto, aiuto, sono nell’auto”. A mezzanotte e 3 minuti, la ragazza riesce a mandare anche la sua posizione esatta, il lungomare di Catania, all’ altezza del “Caito”, dove si riuniscono le coppiette. A mezzanotte e 12 minuti, la violenza si sente in diretta. “Vieni qua”, dice uno dei ragazzi. “Non voglio”, urla lei. “Sì che vuoi”, dice un altro. “No, basta. Non voglio, non voglio”. Ma l’amico continuava a non preoccuparsi.

Lei racconta ancora “Quando si sono accorti che avevo il cellulare in mano, hanno provato a togliermelo, ma sono riuscito a tenerlo”. E con quel telefono la giovane ha provato poi a lanciare l’allarme al 112, il numero unico di emergenza. Undici volte ha chiamato fra mezzanotte e 13 e l’una. Lei chiamava e i suoi aggressori la bloccavano. L’operatore del 112 ha provato a richiamare, ma niente. L’ ultima telefonata durante quell’incubo è al 911, il numero di emergenza americano. “I richiami d’aiuto si sono susseguiti in un arco di ben un’ora e 45 minuti”, annota il giudice delle indagini preliminari Simona Ragazzi.

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